“Una ricca sedia del trono scolpita dorata stile Impero”, scrive Luigi Ottajano nella fattura presentata all’Amministrazione della Real Casa nel maggio del 1874 in cui appunta in maniera minuziosa i lavori eseguiti per la sala del Trono del Palazzo Reale di Napoli.
Questo documento, di recente rinvenuto presso l’Archivio di Stato di Napoli, è parte di una fitta corrispondenza intercorsa tra l’Amministrazione della Real Casa per le Province Napoletane e il Ministero di Casa Reale a Roma tra l’aprile del 1873 e il maggio del 1874 e consente di datare il trono alla fase sabauda, contrariamente a quanto ritenuto finora dalla critica. Difatti, la bibliografia esistente ha sempre ricondotto la fattura del trono di Napoli alla tarda età borbonica. All’intagliatore Ottajano, già tra gli artefici della base in mogano della culla disegnata da Domenico Morelli, donata nel 1869 dalla città di Napoli alla regina Margherita per la nascita del principe, futuro Vittorio Emanuele III (oggi esposta alla Reggia di Caserta), era infatti finora attribuito, come aggiunta successiva, il solo coronamento con l’aquila con scudo crociato sul petto, emblema della nuova casa regnante.
La decisione di dotare la reggia napoletana di un trono realizzato ex novo rientra in una serie di lavori di ammodernamento del Palazzo Reale che interessarono l’Appartamento di Etichetta e in particolare la sala del Trono, considerata in uno stato non adeguato alle esigenze della nuova corte. Pertanto viene stabilito di mettere in vendita il vecchio parato esistente e con il ricavato finanziare i lavori di restauro dell’ambiente.
Definiti i lavori di adeguamento, si valuta che “la grande sedia del Trono in legno con intagli e dorata, con fodera di velluto” già esistente nella reggia non può essere reimpiegata. Pertanto il direttore della Real Casa decide, nel 1873, di far giungere a Napoli il trono più grande dei due conservati nel Guardamobili del Palazzo Reale di Palermo.
Tuttavia, da una nota dell’Amministrazione della Real Casa per le Province Napoletane del 28 luglio, apprendiamo che “spiegate di seguito le drapperie costituenti il trono pervenuto da Palermo e messo provvisoriamente in opera sia per costatarne lo stato sia per prenderne esatta cognizione della forma e delle proporzioni, si dovette venire all’idea di modificare tanto la Sedia del Trono, rendendola più maestosa e artistica, quanto il resto del mobilio e aggiungere pure ornamenti alle porte e alle pareti corrispondenti per quanto possibile all’imponenza e ricchezza del Trono stesso”.
Da qui la decisione di affidare a Luigi Ottajano la realizzazione della sedia regale e di “una grande aquila con picche e ligature per sopra il trono”.
L’aquila, col volo abbassato e non spiegato, emblema del casato sabaudo, deve considerarsi insegna della contea di Moriana, antichissimo dominio dei Savoia.
All’esperto intagliatore napoletano vengono commissionate anche ulteriori lavorazioni: sei sovrapporte, due zinefre, ventitré sgabelli e tutta la bordura a foglia d’oro per incorniciare le pareti (settantanove metri lineari di cornice), provvedendo inoltre al restauro della cornice della volta.
I lavori per il nuovo allestimento della sala vengono portati a termine nel mese di giugno del 1874 e liquidati il 4 luglio.
Il trono, con sedile a tamburo, presenta elementi di stile Impero che rimandano all’artigianato della Restaurazione, come i braccioli decorati da leoni alati di grande effetto scultoreo che terminano sul gradino inferiore con zampe monopodi.
Dalle protomi leonine si dipartono due cornucopie che si ricongiungono allo schienale, ai lati del quale sono presenti due colonne scanalate che danno maggiore slancio alla seduta posta su una pedana a doppio gradino. Il gradino su cui poggia il trono è di forma semicircolare e insiste a sua volta su un altro gradino semicircolare molto aggettante, che il recente restauro ha confermato non corrispondente alla originale installazione della seduta. Tale evidenza si riscontra anche dalla fotografia storica di fine Ottocento dell’Archivio Alinari, dove il gradino inferiore risulta di minore aggetto e si presenta di forma quadrangolare, e come ulteriormente confermato dalle indagini effettuate dal Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale” sul rivestimento in velluto, che si presenta diverso da quello utilizzato per la pedana.
La pedana fu sostituita nel 1915 con una nuova in velluto di seta con riquadratura in gallone dorato, come chiarisce un documento rinvenuto presso l’Archivio Centrale dello Stato.
Dopo la Prima guerra mondiale, la reggia vive alcuni anni di oblio ed è solo agli inizi degli anni trenta, con la destinazione di S.A.R. il principe di Piemonte al comando di una brigata di Fanteria a Napoli e la conseguente dimora di Sua Altezza a Palazzo Reale, che il palazzo rinasce a nuova vita con una serie di lavori di sistemazione e adattamento a residenza delle Loro Maestà il principe Umberto e la consorte Maria José. Anche la sala del Trono è oggetto di restauri che prevedono un nuovo rifacimento delle tappezzerie, mentre compare a sfondo del trono un nuovo baldacchino che alla fine degli anni trenta è presente nel salone delle Feste del Palazzo del Quirinale, dove appare anche nella foto dell’incoronazione di Vittorio Emanuele III re d’Albania nel 1939, per tornare ad accogliere il trono del Palazzo Reale di Napoli con la riapertura al pubblico dell’Appartamento di Etichetta dopo la Seconda guerra mondiale.
