Il trono Barberini appartiene al corredo funebre di una tomba a inumazione rinvenuta nella primavera del 1855 nella necropoli dell’antica Preneste, nella zona detta della “Colombella”, in un terreno di proprietà della famiglia Barberini.
Nonostante le esigue notizie sulla scoperta riportate dalle cronache del tempo e le critiche mosse dai primi studiosi sulle modalità con cui lo scavo era stato condotto, interessanti, al fine di valutare l’originario stato di conservazione del materiale rinvenuto, sono alcune osservazioni sulla tipologia del sepolcro: una fossa scavata nel terreno in cui era stato deposto il defunto con il suo corredo poi ricoperto con delle pietre. Inizialmente Raffaele Garrucci parla di un piccolo tetto a volta crollato sulla deposizione, poi suppone che le pietre siano state gettate ritualmente sul corpo infrangendo parte del corredo. Comunque, sia che si accetti l’una o l’altra ipotesi, lo schiacciamento deve aver sicuramente danneggiato gli oggetti del corredo, tra cui lo stesso trono, compromettendone la conservazione.
Nel 1909, Alessandro Della Seta presentando “la collezione Barberini di antichità prenestine”, acquistata l’anno precedente dallo Stato italiano e destinata al Museo Nazionale di Villa Giulia a Roma, distingue al suo interno, accanto agli oggetti provenienti da “corredi funebri di più tombe del III-II secolo a.C.”, materiali riferibili al “corredo funebre di una tomba arcaica del VII secolo a.C.”, la cosiddetta “Tomba Barberini”, e non avendo un elenco di scavo per ricostruirne l’originaria consistenza mette a confronto le notizie dell’epoca intorno al ritrovamento della sepoltura e agli oggetti ivi recuperati con il materiale effettivamente arrivato al museo. Alla fine della disamina, Della Seta è il primo a registrare la presenza tra i bronzi della Tomba Barberini di “frammenti di un trono (13087)”, di cui nel catalogo del museo redige una scheda descrittiva corredandola di un’immagine Alinari che raffigura l’oggetto già sottoposto a un primo restauro.
Il trono è composto di uno schienale, costituito da un’unica lamina ricurva, e un sedile rastremato verso il basso, il cui tronco è formato da due lamine ricurve. Quella posteriore all’altezza degli attacchi dello schienale si sovrappone all’anteriore, alla quale è assicurata con due file di rivetti a testa conica. Le due lamine del sedile sono strette in alto da un cerchio di bronzo fermato con chiodi dalla testa globulare, mentre a circa metà dell’altezza del sedile è posta una fascia di bronzo con ventinove grosse borchie, fissata con due file di ribattini a testa conica.
Le lamine che compongono il trono sono decorate con serie di fregi eseguiti a stampo utilizzando dei punzoni e separati gli uni dagli altri da sottili costolature orizzontali a rilievo.
Il profilo dello schienale è marcato da un bordo ripiegato all’esterno e decorato con un motivo a piccole borchie, sotto il quale trova posto una treccia che continua anche in basso verso l’attacco del sedile, incorniciando l’intero schienale. Procedendo dall’alto si distinguono cinque fregi con quadrupedi gradienti verso destra, borchiette ad anello, uomini in posizione frontale con le braccia aperte e avambracci volti verso il basso, quadrupedi. La decorazione di queste fasce è interrotta dall’inserzione di cinque motivi a disco, costituiti da una borchia centrale e due cerchi concentrici a rilievo uniti tra loro rispettivamente da quindici e sette raggi. La restante superficie è occupata senza soluzione di continuità da altri fregi, in cui si alternano, ripetendosi, gli stessi motivi decorativi già descritti.
Nel sedile la lamina anteriore sopra la fascia con le borchie è decorata dall’alto con sette fregi: uomini, borchiette ad anello, cavalli, quadrupedi, uomini, borchiette ad anello, cavalli; e sotto la fascia con altri sette fregi rispettivamente con quadrupedi, uomini, cavalli, uomini, cavalli, borchiette ad anello, treccia.
Nella lamina retrostante la decorazione della zona inferiore è perfettamente corrispondente a quella della lamina frontale, mentre nella zona superiore si distinguono solo sei fregi: il numero inferiore di fregi comporta un disallineamento delle fasce decorative superato con una differente altezza delle stesse.
Sulla base dei motivi decorativi, della loro esecuzione e distribuzione sulle lamine, il trono Barberini rientra nella classificazione tipo Ia/Ib di Stephan Steingräber, nel gruppo di oggetti in lamina di bronzo del tipo BI di Ingrid Strøm e nel gruppo 2C della classificazione degli scudi di Armgart Geiger, datandosi al secondo quarto del VII secolo a.C.
Con la sua struttura formata da quattro lamine bronzee e la presenza della fascia decorativa a grosse borchie, il trono Barberini ha costituito un tipo di riferimento, al quale si riconducono altri due esemplari di grande formato, conservati rispettivamente a Parigi e a Karlsruhe, e due esemplari attestati da frammenti provenienti da Olimpia, mentre i frammenti dalla Tomba del Trono della Polledrara di Vulci potrebbero appartenere al trono di Parigi.
In effetti, la difficoltà nell’identificare in modo univoco la tipologia di appartenenza degli oggetti in lamina di bronzo decorati a sbalzo, databili all’età orientalizzante e provenienti dall’Etruria e dalle aree di sua influenza, spesso ridotti in frammenti di esigue dimensioni, ha determinato nel tempo errate attribuzioni e ricomposizioni non corrette.
Nel caso specifico, considerando anche la scarsità di notizie sul rinvenimento della Tomba Barberini e il tardivo riconoscimento del trono come parte integrante del corredo, era necessario procedere con un nuovo progetto di restauro, corredato da specifiche indagini scientifiche, che si ponesse come obiettivo la verifica dell’omogeneità delle parti che compongono questo straordinario oggetto al fine di riconoscerne e verificarne l’autenticità e l’unitarietà
