Attorno al grande riquadro centrale con la Vergine che consegna lo scapolare al beato Simone Stock, priore generale dei carmelitani, si dispongono otto dipinti.
In una visione stupefacente e inaspettata, la Vergine si appropria e re-interpreta il ruolo di tradizionale personificazione della città di Venezia, contro lo sfondo di un immenso cielo multicolore, dove accade l’evento soprannaturale che Tiepolo riesce a rendere così prodigiosamente lontano e nello stesso tempo otticamente vicino e realistico.
I pannelli laterali presentano una serie di soggetti volti a potenziare il messaggio centrale, troviamo infatti: Un angelo mostra lo scapolare alle anime purganti (n. 1), dove un gruppo di angeli fluttuanti accorre in volo, quasi sospinto da una vaporosa nube, in conforto delle anime del Purgatorio, col capo reclinato e le mani alzate imploranti; Un angelo salva un muratore devoto alla Vergine (n. 2), dove viene elaborato un perfetto bilanciamento fra piano umano e divino, con la caduta fragorosa del muratore e il tempestivo intervento dell’angelo, secondo uno sviluppo dinamico estremamente concitato; i due pendant con Un angelo con gigli e un putto che regge lo scapolare (n. 3) e Un angelo con rotoli e putti che portano il libro della Scuola (n. 4), dove le forme si rispondono armoniosamente sullo sfondo di scorci audaci, debitori delle scenografie barocche. E ancora la serie delle Virtù con le tele raffiguranti Fede, Speranza e Carità (n. 5), connotate dai rispettivi attributi iconografici: la grande croce e il calice dorato per la Fede; l’ancora per la Speranza e il bambino nel grembo della Carità; Prudenza, Sincerità e Temperanza (n. 6), rispettivamente segnalate dal serpente avvolto al braccio, lo specchio in mano e la maschera sulla nuca; la colomba bianca e, per l’ultima, l’anfora; Fortezza e Giustizia (n. 7), accompagnate da elmo, colonna, rovere e leone la prima, spada e bilancia la seconda; e infine Pazienza, Innocenza, Castità (n. 8): la prima vecchia secondo i dettami di Cesare Ripa; la seconda con l’agnello e la terza con il caratteristico setaccio.
Il ciclo è stato realizzato per il soffitto della Sala Capitolare della Scuola Grande dei Carmini, edificata da Longhena fra il 1668 e il 1670 e alla cui decorazione avevano partecipato numerosi artisti.
La Sala Capitolare rappresentava l’ambiente più prestigioso della Scuola e il soffitto ospitava già l’Assunzione della Vergine di Padovanino, spostata nel 1740 nella Sala dell’Albergo, per lasciar spazio alla nuova decorazione tiepolesca. L’artista, libero di ideare uno schema di decorazione completo, predispose un progetto incentrato sulla valorizzazione del nome della Confraternita: l’impresa cadeva infatti in uno dei momenti di maggior splendore della Scuola, la cui importanza verrà riconosciuta anche sul piano giuridico nel 1767, quando un Decreto del Consiglio dei Dieci le conferiva il titolo di Scuola Grande.
Il progetto prevedeva la conclusione fra il 1740 (per il quadro centrale e quattro dei laterali) e il 1741 (per i restanti quattro laterali), ma il termine non fu rispettato e il soffitto venne scoperto solo nel 1743. Tale datazione, suffragata da una testimonianza antica e dal registro dei pagamenti, è contraddetta dalla data 1744 presente nella tela con Pazienza, Innocenza, Castità: è stato dunque ipotizzato che Tiepolo sia intervenuto dopo la cerimonia inaugurale per apporre qualche modifica.
La storia conservativa dell’opera è stata sfortunata: appena vent’anni dopo il collocamento la tela centrale si staccò, fortunatamente senza pesanti danneggiamenti.
Si successero nel tempo numerosi restauri, a causa di abrasioni e cadute di colore. Risulta documentato un restauro del 1915, che comprese una nuova foderatura e intelaiatura delle tele, seguito nel 1917 da un’operazione di trasporto su nuova tela: quasi tutto il colore risultava sollevato; fu così necessario togliere la foderatura, distruggere le vecchie tele, sopprimere buona parte dell’imprimitura e trasferire il dipinto su una nuova tela.
L’ultimo intervento di restauro con nuovi telai, foderatura e pulitura risale al 1989; nel 2000, tuttavia, un massiccio attacco di insetti provocò la caduta dal soffitto della tela centrale. Una serie di controlli sulle opere laterali confermò una situazione analoga: si è dunque deciso, con il nuovo restauro, di procedere con la disinfestazione, effettuata in atmosfera controllata con azoto e con un nuovo consolidamento dell’adesione tra vecchie fodere e l’originale con una passata di collante sul retro. Solo per un’opera Un angelo che salva un muratore devoto allo scapolare, è stata necessaria una nuova foderatura.
In generale, per quanto riguarda la superficie pittorica non sono stati rilevati danneggiamenti e si è rivelata quindi sufficiente la stesura di una nuova vernice protettiva.
Redazione Restituzioni
