Il contenitore è in argento parzialmente dorato, con decorazioni a traforo, sbalzo, cesello, bulino e con parti in fusione piena. Di forma esagonale, su ciascuno dei lati vi è un rosone a più girali. La base è costituita da sei lamelle piane ed ha l’orlo decorato da losanghe e cerchi quadrilobi. Il coperchio, con cupola schiacciata a spicchi, presenta pinnacoli agli angoli e al centro, in alto, la figura a mezzo busto di Gesù sofferente (Cristo passo).
Il piccolo manufatto, conservato nel Museo Diocesano di Treviso, originariamente fungeva da pisside (vaso per le ostie), mentre attualmente è impiegato il primo mercoledì di Quaresima come contenitore delle Sacre Ceneri.
L’iscrizione sotto la base rivela il nome donatore (“Deodatus”) e la data di esecuzione (1474). L’opera è collocabile nell’ambito dell’ultima produzione tardogotica veneziana. In particolare, la pisside mostra affinità con i candelabri donati dal doge Cristoforo Moro e conservati nel Tesoro di San Marco (1462-1471), con i quali condivide l’esuberanza di elementi architettonici e la figura del Cristo passo.
Le superfici del manufatto erano scurite da prodotti di solforazione dell’argento e da depositi di sporco. Si è eseguita la pulitura mediante uno sgrassaggio preliminare con tamponi di solventi e mediante l’impiego di bicarbonato di sodio e carbonato di calcio. Come prottettivo è stata utilizzata resina nitrocellulosica. All’interno, erano presenti depositi verdastri di sali di rame che sono stati eliminati con applicazioni di acido solforico seguite da lavaggi in acqua deionizzata. La disidratazione è stata effettuata con getti forzati di aria calda.
Redazione Restituzioni
