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    Teca eucaristica

    Data: 1474
    Tecnica/Materiali: Argento sbalzato e cesellato
    Dimensioni: 16 x 12,5 cm
    Collocazione: Treviso, Museo Diocesano
    Edizione: Restituzioni 1995
    Autore scheda in catalogo: Gabriella Delfini Filippi
    Restauro: Corinna Mattiello; rilievo grafico: Gino Zanon
    Ente di Tutela: Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici del Veneto

    Le ostie consacrate vengano conservate nella pisside o in un piccolo vaso in quantità sufficiente alle necessità dei fedeli Codice di diritto canonico, Conservazione e venerazione della Santissima Eucaristia, can. 939

    Scheda breve

    Il contenitore è in argento parzialmente dorato, con decorazioni a traforo, sbalzo, cesello, bulino e con parti in fusione piena. Di forma esagonale, su ciascuno dei lati vi è un rosone a più girali. La base è costituita da sei lamelle piane ed ha l’orlo decorato da losanghe e cerchi quadrilobi. Il coperchio, con cupola schiacciata a spicchi, presenta pinnacoli agli angoli e al centro, in alto, la figura a mezzo busto di Gesù sofferente (Cristo passo).

     

     

    Il piccolo manufatto, conservato nel Museo Diocesano di Treviso, originariamente fungeva da pisside (vaso per le ostie), mentre attualmente è impiegato il primo mercoledì di Quaresima come contenitore delle Sacre Ceneri.

    L’iscrizione sotto la base rivela il nome donatore (“Deodatus”)  e la data di esecuzione (1474). L’opera è collocabile nell’ambito dell’ultima produzione tardogotica veneziana. In particolare, la pisside mostra affinità con i candelabri donati dal doge Cristoforo Moro e conservati nel Tesoro di San Marco (1462-1471), con i quali condivide l’esuberanza di elementi architettonici e la figura del Cristo passo.

     

     

    Le superfici del manufatto erano scurite da prodotti di solforazione dell’argento e da depositi di sporco. Si è eseguita la pulitura mediante uno sgrassaggio preliminare con tamponi di solventi e mediante l’impiego di bicarbonato di sodio e carbonato di calcio. Come prottettivo è stata utilizzata resina nitrocellulosica. All’interno, erano presenti depositi verdastri di sali di rame che sono stati eliminati con applicazioni di acido solforico seguite da lavaggi in acqua deionizzata. La disidratazione è stata effettuata con getti forzati di aria calda.

     

    Redazione Restituzioni

    Le fasi del restauro

    Dopo
    Dopo

    Dopo il restauro

    Approfondimenti

    Restituzioni '95

    Opere restaurate, a cura di Fernando Rigon, Cittadella 1995

    Relazione di restauro

    Altre opere dell'edizione

    corredo funerario

    Tre spade di bronzo dalle tombe 153, 201, 477

    oreficeria

    Chiave hallstattiana

    corredo funerario

    Corredo funerario

    corredo funerario

    Corredo funerario

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