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    Tappeto da tavola detto “Carpita alla moresca”

    Data: eseguito tra il 1548 e il 1553; tessitura eseguita tra il 6 febbraio 1550 e il 27 settembre 1553
    Artista: Agnolo di Cosimo Tori, detto il Bronzino (Firenze, 1503-1572) (disegno e cartone attribuito a); Nicolas Karcher (Bruxelles, data sconosciuta - Mantova, 1562) (tessitura in basso liccio)
    Tecnica/Materiali: tela ad arazzo; ordito in seta naturale bianca ritorta capi 2; riduzione in ordito 8-14 fili/cm; trame in seta policroma, riduzione media 37 fili/cm; trame metalliche con effetto argento e oro, riduzione media 40 fili/cm; fodera originale cinquecentesca in tela di lino blu irrigidita da un finissaggio
    Dimensioni: 255 × 556 cm
    Provenienza: collezioni medicee
    Collocazione: Poggio a Caiano (Prato), Villa Medicea (Museo delle Ville e residenze monumentali fiorentine) (inv. O.d.A. Poggio a Caiano 1911 n. 2489; Giornale Beni Artistici di Poggio a Caiano 1966, n. 274)
    Edizione: Restituzioni 2025
    Autore scheda in catalogo: Lucia Nucci
    Restauro: Restauro Tessile di Claudia Beyer e Costanza Perrone Da Zara
    Ente di Tutela: Direzione regionale Musei nazionali Toscana

    Opera restaurata da Restauro Tessile di Claudia Beyer
    e Costanza Perrone Da Zara, con la direzione di Stefano Casciu, Lucia Nucci (Direzione regionale Musei nazionali Toscana)

    Scheda breve

    La “Carpita alla moresca” è un tappeto da tavolo tessuto con la tecnica ad arazzo, di grandi dimensioni e di forma rettangolare. Fu descritta per la prima volta in un inventario mediceo del 27 settembre 1553. Nel 2020 è stata oggetto di operazioni di manutenzione, in attesa del restauro del 2024-2025. Fu ritrovata da Roberta Landini nella villa di Poggio a Caiano nel 1985. Attraverso ricerche inventariali Candace Adelson aveva identificato l’oggetto con la carpita tessuta da Nicolas Karcher. L’opera è costituita da due cornici e tre elementi centrali con quattro angolari interni, di struttura geometrica su un fondo verde, con motivi decorativi realizzati con sete policrome e filati metallici, effetto argento e oro, secondo Adelson e Landini di ispirazione persiana o del Mediterraneo orientale; mentre il colore verde, il fregio interno e i decori a scacchiera sono invece di gusto occidentale. I motivi del fregio interno sembrano ripresi da un libro pubblicato a Parigi nel 1530 dal fiorentino Francesco Pellegrino. Della “Carpetta” verde esisteva un esemplare identico e precedente, tessuto nel 1549 da Karcher per il cardinale Ercole Gonzaga. Il raffinato autore del cartone del nostro arazzo mostra, secondo Adelson e Landini, lo stile tipico di Agnolo Bronzino, pittore alla corte di Cosimo I de’ Medici che, su invito di Eleonora di Toledo, aveva eseguito i cartoni di altri due “tappeti da tavolo alla moresca” di cui il nostro esemplare rappresenterebbe l’unico sopravvissuto. Si tratterebbe quindi di due arazzi o “carpite alla moresca”, di cui uno a fondo rosa che viene rappresentato in primo piano nell’arazzo del Mese di Luglio detto anche del Castello di Vincennes, opera di Charles Le Brun, tessuto ben sette volte nella Manufacture Nationale des Gobelins tra il 1668 e il 1694, forse ispirato a un tappeto da tavolo mediceo donato alla monarchia francese e oggi disperso. Da notare che il disegno è identico a quello del nostro arazzo, ma cambiano solo i rapporti cromatici. Il terzo, di misure più ridotte (343 × 206 cm), è stato individuato in un arazzo già della collezione Stefano Bardini. Gli inventari dimostrano che fino al XIX secolo il nostro “tappeto da tavola” era conservato tra gli arazzi e le tappezzerie della Guardaroba granducale mediceo-lorenese, esposto solo in occasioni particolari. Quando, nel 1865, Firenze divenne capitale d’Italia, fu inviato a Poggio a Caiano e collocato su un tavolo ovale ottocentesco, ancora presente nella villa. Tale sistemazione causò lo sbiadimento della seta verde negli angoli.

    Un nastro perimetrale ottocentesco di velluto azzurro su fondo giallo è stato smontato durante il restauro, mettendo in luce la sigla dell’arazziere Nicolas Karcher tessuta in controparte e quella della manifattura fiorentina (due «f» per Factum Florentiae, con al centro la palla medicea, in seta rossa), entrambe in filato metallico dorato. Sono stati rinvenuti anche segni rossi e gialli di varia forma, posti sulla cimosa originale a una distanza regolare di 34,75 cm, segni che – come suggerito da Lucia Meoni – indicavano le mezze “alle” della tessitura, cioè la quantità di tessitura per la quale ogni tessitore era pagato, corrispondente a 0,695 m. Nel 2020 la carpita è stata oggetto di operazioni di manutenzione a cura di Lucia Nucci.

    L’attuale restauro, improntato ai principi del “minimo intervento”, oltre a consolidare l’opera, ha rivelato scoperte utili ad accrescerne la conoscenza e quindi il valore storico.

    Le fasi del restauro

    Prima
    Prima
    Su concessione del Ministero della Cultura - Direzione regionale Musei nazionali Toscana, Firenze - MiC - Direzione regionale Musei nazionali Toscana, Firenze - Foto Claudia Beyer e Costanza Perrone Da Zara

    Prima del restauro

    Durante
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    Durante il restauro

    Su concessione del Ministero della Cultura - Direzione regionale Musei nazionali Toscana, Firenze - MiC - Direzione regionale Musei nazionali Toscana, Firenze - Foto Claudia Beyer e Costanza Perrone Da Zara

    Prima del restauro, area degradata con rammendi

    Su concessione del Ministero della Cultura - Direzione regionale Musei nazionali Toscana, Firenze - MiC - Direzione regionale Musei nazionali Toscana, Firenze - Foto Claudia Beyer e Costanza Perrone Da Zara

    Durante il restauro, area degradata posta sotto al nastro perimetrale rimosso

    Su concessione del Ministero della Cultura - Direzione regionale Musei nazionali Toscana, Firenze - MiC - Direzione regionale Musei nazionali Toscana, Firenze - Foto Claudia Beyer e Costanza Perrone Da Zara

    Durante il restauro, riallineamento e fermatura dei degradi

    Su concessione del Ministero della Cultura - Direzione regionale Musei nazionali Toscana, Firenze - MiC - Direzione regionale Musei nazionali Toscana, Firenze - Foto Claudia Beyer e Costanza Perrone Da Zara

    Durante il restauro, fasi della pulitura: microaspiratura e alleggerimento delle macchie con tamponcini umidi

    Su concessione del Ministero della Cultura - Direzione regionale Musei nazionali Toscana, Firenze - MiC - Direzione regionale Musei nazionali Toscana, Firenze - Foto Claudia Beyer e Costanza Perrone Da Zara

    Durante il restauro, test di solidità: tracce molto evidenti delle trame di seta, rossa e viola

    Su concessione del Ministero della Cultura - Direzione regionale Musei nazionali Toscana, Firenze - MiC - Direzione regionale Musei nazionali Toscana, Firenze - Foto Claudia Beyer e Costanza Perrone Da Zara

    Durante il restauro, prova con idrogel della linea Nanorestore Cleaning

    Su concessione del Ministero della Cultura - Direzione regionale Musei nazionali Toscana, Firenze - MiC - Direzione regionale Musei nazionali Toscana, Firenze - Foto Claudia Beyer e Costanza Perrone Da Zara

    Durante il restauro, particolare prima e dopo la rimozione delle macchie di cera e la pulitura ad aria

    Su concessione del Ministero della Cultura - Direzione regionale Musei nazionali Toscana, Firenze - MiC - Direzione regionale Musei nazionali Toscana, Firenze a - Foto Claudia Beyer e Costanza Perrone Da Zara

    Durante il restauro, particolare della fermatura degli orditi scoperti al supporto

    Dopo
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    Dopo
    Su concessione del Ministero della Cultura - Direzione regionale Musei nazionali Toscana, Firenze - MiC - Direzione regionale Musei nazionali Toscana, Firenze - Foto Roberto Palermo

    Dopo il restauro

    Su concessione del Ministero della Cultura - Direzione regionale Musei nazionali Toscana, Firenze - MiC - Direzione regionale Musei nazionali Toscana, Firenze - Foto Claudia Beyer e Costanza Perrone Da Zara

    Dopo il restauro, i vari numeri d’inventario sulla fodera

    Su concessione del Ministero della Cultura - Direzione regionale Musei nazionali Toscana, Firenze - MiC - Direzione regionale Musei nazionali Toscana, Firenze - Foto Claudia Beyer e Costanza Perrone Da Zara

    Dopo il restauro, particolare dei due fregi geometrici

    Su concessione del Ministero della Cultura - Direzione regionale Musei nazionali Toscana, Firenze - MiC - Direzione regionale Musei nazionali Toscana, Firenze - Foto Claudia Beyer e Costanza Perrone Da Zara

    Dopo il restauro, particolare del rosone centrale

    Su concessione del Ministero della Cultura - Direzione regionale Musei nazionali Toscana, Firenze - © Collection du Mobilier national / photographe Isabelle Bideau

    Charles Le Brun, arazzo del Mese di Luglio detto anche del Castello di Vincennes (Manufacture Nationale des Gobelins, 1668-1694), che rappresenta una carpita a fondo rosa in primo piano

    Su concessione del Ministero della Cultura - Direzione regionale Musei nazionali Toscana, Firenze - MiC - Direzione regionale Musei nazionali Toscana, Firenze - Foto Claudia Beyer e Costanza Perrone Da Zara

    Dopo il restauro, sigla dell’arazziere Nicolas Karcher in metallo dorato, tessuta in controparte

    Su concessione del Ministero della Cultura - Direzione regionale Musei nazionali Toscana, Firenze - MiC - Direzione regionale Musei nazionali Toscana, Firenze - Foto i Claudia Beyer e Costanza Perrone Da Zara

    Dopo il restauro, marchio dell’Arazzeria fiorentina con le due “F” e la palla medicea al centro

    Approfondimenti

    Restituzioni 2025. Guida alla mostra

    a cura di Giorgio Bonsanti, Carla Di Francesco, Carlo Bertelli (curatore emerito), Torino 2025 (guida cartacea)

    Restituzioni 2025

    a cura di Giorgio Bonsanti, Carla Di Francesco, Carlo Bertelli (curatore emerito), Torino 2025 (PDF online)

    Scheda dal catalogo

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