Allievo di Gentile Bellini, Giovanni Mansueti opera dal 1485 circa al 1526-27. Partecipa alla decorazione della Scuola Grande di San Giovanni Evangelista e di quella di San Marco. Tra le opere datate più significative vanno ricordate la Rappresentazione simbolica della Trinità del 1492, ora alla National Gallery di Londra, l’Arresto di San Marco di Vaduz del 1499, il S. Sebastiano e quattro Santi delle Gallerie dell’Accademia del 1500. La tavola in esame, conservata ora sull’altare della sacrestia della chiesa di San Simeon Profeta a Venezia, costituiva in origine la pala d’altare della cappella absidale dedicata alla Santissima Trinità, a sinistra della cappella maggiore, edificata nel 1505.
Lo schema compositivo di questa Trinità, che riprende la parte centrale del dipinto oggi conservato a Londra, sembra derivare da un disegno dell’album di Jacopo Bellini. Analoga è infatti la struttura con l’alto trono con gradini trapezoidali su cui siede il Padre Eterno che regge frontalmente il Crocifisso. Rispetto al disegno del Bellini tuttavia le figure, anche in virtù di soluzioni prospettiche diverse, si fanno più imponenti e maestose, quasi prorompenti verso lo spettatore. E ancora, guardando questa volta a Giovanni Bellini (in particolare all’Incoronazione di Pesaro), prezioso ed elegante è il gioco decorativo del marmo intarsiato e policromo intorno al trono, come il motivo dei tre angioletti e la fuga paesaggistica che inserisce il tutto in una dimensione più naturale. Uno schema compositivo ricco di riferimenti dunque e nel complesso alquanto raro nella pittura veneta, con suggestioni che ruotano piuttosto in area toscana, attorno alla Trinità di Masaccio.
Il primo problema affrontato in fase di restauro è stato rivolto al supporto. Si è proceduto alla eliminazione di una parchettatura che aveva prodotto un inizio di frattura delle due assi in pioppo di cui è costituita la tavola. La tavola è stata così risanata con inserti a V in pioppo e ripulita. La disinfestazione preventiva è stata eseguita con permetrina disciolta in petrolio. È stato poi necessario inserire due traversi in lamellare dotati di meccanismi elastici per mettere in sicurezza l’intero assetto della tavola. La pellicola pittorica era interessata da restauri alterati e da ampie integrazioni. La pulitura è stata fatta con solventi aromatici e percentuali adeguate di dimetilformammide. Una patina grigiastra, non derivata dai naturali processi di alterazione dei colori originari, ma dovuta all’insistenza di sedimentazioni di polveri e grassi è stata trattata con una soluzione leggermente basica di acqua, alcool, acetone, ammoniaca. Le stuccature, rimosse quelle passate, sono state rinnovate con gesso e colla. Le integrazioni pittoriche sono state condotte ad acquerello e vernice. Una leggera nebulizzazione di vernice ad effetto opaco ha concluso il restauro.
Redazione Restituzioni
