La ventesima edizione del progetto Restituzioni ha consentito di recuperare una selezione di reperti di grande valore storico e archeologico, provenienti da un nucleo di sepolture di rilievo di Capua antica, l’attuale Santa Maria Capua Vetere, custoditi da mezzo secolo nei depositi del Museo Archeologico Nazionale di Napoli e mai prima d’ora documentati.
I manufatti restaurati completano un quadro già noto in letteratura, confermando il carattere eccezionale delle sepolture, appartenenti alla tipologia delle tombe principesche di età orientalizzante di alcuni dei siti principali dell’Italia centro-meridionale.
I reperti, recuperati nell’ambito di un intervento di messa in sicurezza dei depositi nel 2019, fanno parte di un progetto più ampio, volto alla realizzazione di una sezione dedicata alla Piana Campana, focalizzata sulla valorizzazione di una serie di contesti archeologici custoditi presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli (già museo di riferimento della ex Soprintendenza di Napoli e Caserta), per un rinnovato racconto dedicato alle popolazioni preromane della Campania settentrionale.
La provenienza dei reperti e il contesto di scavo
Le sepolture da cui provengono i reperti restaurati sono state scavate nei primi anni settanta del secolo scorso, nel sito dell’antica Capua (attuale Santa Maria Capua Vetere), in un’area di necropoli che ha restituito i dati più interessanti per la ricostruzione della società capuana di età orientalizzante e arcaica.
Esse costituiscono un nucleo piuttosto unitario, sia come dislocazione in prossimità del futuro Anfiteatro Campano sia come cronologia e tipologia di rito in uso. Si concentrano in quest’area, infatti, una serie di tombe che adottano il rito dell’incinerazione fin dal VII secolo a.C., riservato a personaggi eminenti, con corredi molto ricchi, in particolare di bronzi di elevatissima fattura.
Grazie al progetto Restituzioni è stato possibile, innanzitutto, esaminare con cura tutti i frammenti, per la maggior parte metalli, appartenenti a un gruppo di manufatti depositati nelle sepolture orientalizzanti, rinvenuti nel 1974-1975 e mai restaurati. Sono stati dunque individuati elementi di bardature equine, armi, spiedi, alari in ferro, bacini, brocche e una oinochoe in bronzo, che hanno confermato l’eccezionalità del contesto. Il restauro dei reperti selezionati, insieme al riconoscimento degli altri manufatti provenienti da questo contesto, ha permesso di acquisire informazioni necessarie alla ricostruzione di uno dei gruppi di sepolture più importanti per la comprensione della formazione della città di Capua nel VII secolo a.C. Il restauro si è poi concentrato su una selezione di cinque reperti particolarmente significativi, eccezionali per tipologia e fattura: una phiale o patera baccellata in bronzo, due morsi per cavalli in ferro, una machaira in ferro e un gruppo di cinque spiedi in verga di ferro.
