I sei busti provengono dalla cosiddetta “Galleria”, una delle sale più importanti di Palazzo Corsini a Roma, fatta realizzare tra il 1736 e il 1738 dal cardinale Neri Maria Corsini all’interno dei suoi appartamenti privati al piano nobile.
La sala era destinata all’esposizione dei principali capolavori della collezione e particolare attenzione venne data alla sua decorazione, con i lambris e gli intradossi delle finestre affidati al pittore Ginesio del Barba, le porte impreziosite dai paesaggi di Andrea Locatelli e dalle architetture di Paolo Piazza e gli stipiti in marmo rosa sormontati da nicchie con ritratti antichi di imperatori, restaurati per l’occasione dallo scultore Carlo Antonio Napolioni. Le pareti terminali della sala, invece, vennero arricchite da due serliane realizzate con le colonne di giallo antico prelevate dalla sala delle Muse di Cristina di Svezia al piano terra, sormontate da altri tre busti antichi per parte.
Le ricerche effettuate in occasione del restauro hanno permesso di ricostruire la storia – finora ignota – dell’allestimento di queste sei sculture, che oggi non corrisponde né a quello settecentesco né a quello registrato nel 1883, al momento della donazione della collezione Corsini allo Stato.
Neri Maria Corsini aveva infatti selezionato sei sculture antiche fatte restaurare e integrare appositamente da Carlo Antonio Napolioni (invv. 632, 637, 640, 647, 651, 738). Questa disposizione venne modificata dal principe Tommaso Corsini poco prima della metà del XIX secolo, nel corso dei radicali lavori di trasformazione e riallestimento del palazzo. Per le terminazioni della “Galleria”, il principe scelse sei nuove statue, corrispondenti a quelle presenti ancora oggi, con l’unica eccezione della Testa femminile con diadema (inv. 685) che venne collocata al centro dell’arco verso la finestra solo dopo il 1960, insieme a un basamento moderno.
L’accurato restauro dei pezzi ha permesso inoltre di definire con maggiore precisione la datazione delle opere, stabilendo come solo due fossero effettivamente antiche – sebbene con importanti interventi di restauro – (invv. 651, 685), mentre le due sculture del lato d’ingresso (invv. 650, 652) sono risultate essere opere neoclassiche.
La Testa femminile (inv. 652) è infatti scolpita in un unico blocco con la base ed è una riproposizione moderna di un modello classico vicino all’Athena Lemnia, databile alla prima metà dell’Ottocento.
Lo stesso può dirsi per la Testa di giovane atleta (inv. 650), ripresa da un modello antico di ritratto ideale e plausibilmente realizzata in ambito accademico, come mostrano i segni del pantografo ritrovati sulla fronte e la presenza di evidenti venature del marmo. Anche le due opere laterali dell’arco verso la finestra, la Testa femminile (inv. 657) e la Testa femminile con diadema (inv. 655), non sono antiche e vennero forse acquistate dal cardinale Neri Maria Corsini prima del 1770. L’analisi ravvicinata dopo il restauro ha rivelato la buona qualità delle sculture i cui caratteri stilistici, come le pieghe delle vesti, il trattamento dei capelli con il vezzo del ciuffo centrale diviso simmetricamente e le code annodate sul retro, rimandano chiaramente alla scultura settecentesca romana.
Le uniche due sculture antiche attualmente presenti nella decorazione dei terminali della “Galleria” sono invece la Testa di filosofo barbato (inv. 651) e la Testa femminile con diadema (inv. 685). Il primo venne certamente restaurato da Carlo Antonio Napolioni nel 1741 per conto di Neri Maria Corsini e presenta i caratteri stilistici tipici delle opere di età antoniniana (138-192 d.C.).
Allo stesso periodo può essere ricondotta anche la Testa femminile con diadema (inv. 685), caratterizzata dalla singolare presenza di un diadema composto da due elementi sovrapposti, quello inferiore decorato con una serie di fori disposti simmetricamente, forse supporto di una decorazione metallica, e la parte superiore ornata da elementi vegetali
