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    Torna a Restituzioni 2025

    San Pietro consacra san Celso vescovo di Pozzuoli

    Data: 1635 circa
    Artista: Paolo Finoglio (Paolo Domenico Finoglia)
    Tecnica/Materiali: olio su tela
    Dimensioni: 300 × 180 cm
    Provenienza: Pozzuoli (Napoli), basilica cattedrale di San Procolo martire
    Collocazione: Pozzuoli (Napoli), basilica cattedrale di San Procolo martire
    Edizione: Restituzioni 2025
    Autore scheda in catalogo: Francesca Stopper
    Restauro: Studio Ermes di Iriana Suprina Petrovic, intervento strutturale di Matteo Rossi Doria CBC
    Ente di Tutela: Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Napoli

    Opera restaurata da Studio Ermes di Iriana Suprina Petrovic, intervento strutturale di Matteo Rossi Doria CBC, con direzione di Palma M. Recchia, Francesca Stopper (Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Napoli); Marianna Merolle (già Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Napoli)

    Scheda breve

    Un corteggio di chierici si accalca alle spalle delle due figure monumentali che occupano il primo piano del dipinto, mentre una luce soprannaturale investe Celso che, in ginocchio sulla sinistra, è raffigurato in atteggiamento assorto e concentrato nel momento in cui san Pietro, riconoscibile per l’attributo delle chiavi, lo consacra vescovo di Pozzuoli.

    Tra gli accoliti si distinguono due figure in atto di porgere la mitra e il pastorale, allusivi alla carica vescovile. Un terzo giovane distoglie l’attenzione da un testo sacro, mentre, sulla sinistra, un fanciullo, mosso da curiosità, scosta la cotta plissettata di un chierico per osservare l’evento da vicino.

    Destinato a decorare la parete sinistra del coro della cattedrale di Pozzuoli, che nel quarto decennio del Seicento fu interessata da lavori di ristrutturazione e rinnovamento decorativo, il dipinto raffigura la consacrazione del vescovo puteolano.

    Promotore degli interventi che avrebbero dato una veste barocca alla chiesa, costruita all’interno di un tempio romano di età augustea, fu il vescovo agostiniano Martín de León y Cárdenas (1584-1655).

    La tela, attribuita a Paolo Finoglio, appartiene a un vasto ciclo di opere, commissionate dal presule spagnolo ai principali pittori attivi a Napoli negli anni trenta del XVII secolo – tra cui Giovanni Lanfranco, Artemisia Gentileschi e Massimo Stanzione –, con episodi della vita di Cristo, della Vergine, degli apostoli Pietro e Paolo e di santi legati alla devozione puteolana. Il programma iconografico scelto voleva sottolineare l’antica origine della chiesa della città.

    Sotto il profilo stilistico, il dipinto di Paolo Finoglio è testimonianza della maturità dell’artista.

    Sebbene tradisca ancora la formazione tardo manieristica del pittore, l’opera si caratterizza per una particolare sensibilità luministica, che risente della lezione caravaggesca – assimilata a contatto con Battistello Caracciolo –, evidente nel vibrante gioco chiaroscurale delle fitte pieghe dei panneggi e in alcuni preziosismi, visibili nel piviale di san Celso, che richiamano l’arte di Artemisia Gentileschi.

    La storia conservativa dell’opera è discretamente documentata: un primo intervento risale al 1929, quando il vescovo Petrone dispose il restauro di tutte le tele del coro che venne affidato a Umberto Chiarello. Nel maggio del 1964 si presentarono gravi problemi conservativi, quando un incendio interessò la copertura della navata centrale della cattedrale, compromettendo lo stato delle opere.

    Nel 1968 si cercò di porre rimedio all’inaridimento della superficie pittorica, che appariva rigonfiata e cotta in alcuni punti. A questo intervento sono imputabili le operazioni di rinfodero, stuccatura delle zone bruciate e l’esecuzione di estesi ritocchi pittorici. Infine, nel 2014 l’opera fu ricollocata nel secondo ordine della parete di sinistra in occasione della riapertura della cattedrale. L’intervento attuale, dettato dalla necessità di ripristinare lo stato conservativo della pittura, compromessa da forti sbalzi termoigrotermici, si è reso necessario per restituire un migliore sostegno alla pittura e la corretta leggibilità della tela e della ricchezza del dettato pittorico, ottenuto mediante opportune operazioni conservative e la rimozione delle vernici ossidate e delle ridipinture. Un’ampia campagna diagnostica ha guidato i restauratori nella scelta delle metodologie più idonee da utilizzare.

    Le fasi del restauro

    Prima
    Prima
    Diocesi di Pozzuoli - Foto Claudio Giusti, Firenze

    Prima del restauro

    Durante
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    Durante
    Diocesi di Pozzuoli - Foto Claudio Giusti, Firenze

    Durante il restauro, particolare dell’ingrandimento della mitra

    Diocesi di Pozzuoli - Foto Emmebi Diagnostica Artistica s.r.l.

    Prima del restauro, immagine in fluorescenza ultravioletta

    Diocesi di Pozzuoli - Foto Emmebi Diagnostica Artistica s.r.l.

    Prima del restauro, immagine in infrarosso falso colore

    Diocesi di Pozzuoli - Foto Emmebi Diagnostica Artistica s.r.l.

    Prima del restauro, particolare a luce radente

    Diocesi di Pozzuoli - Foto Claudio Giusti, Firenze

    Durante il restauro, retro, particolare del bordo inferiore

    Diocesi di Pozzuoli - Foto Emmebi Diagnostica Artistica s.r.l.

    Durante il restauro, radiografia, particolare volto di san Pietro

    Diocesi di Pozzuoli - Foto Claudio Giusti, Firenze

    Durante il restauro, particolare del volto del chierichetto

    Diocesi di Pozzuoli - Foto Claudio Giusti, Firenze

    Durante il restauro, intervento di reintegrazione pittorica, particolare del volto del chierichetto

    Dopo
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    Dopo
    Diocesi di Pozzuoli - Foto Claudio Giusti, Firenze

    Dopo il restauro

    Diocesi di Pozzuoli - Foto Claudio Giusti, Firenze

    Dopo il restauro, particolare dei chierici

    Diocesi di Pozzuoli - Foto Claudio Giusti, Firenze

    Dopo il restauro, particolare di san Celso

    Diocesi di Pozzuoli - Foto Claudio Giusti, Firenze

    Dopo il restauro, particolare di san Pietro

    Diocesi di Pozzuoli - Foto Claudio Giusti, Firenze

    Dopo il restauro, particolare della figura laterale sinistra

    Approfondimenti

    Restituzioni 2025. Guida alla mostra

    a cura di Giorgio Bonsanti, Carla Di Francesco, Carlo Bertelli (curatore emerito), Torino 2025 (guida cartacea)

    Restituzioni 2025

    a cura di Giorgio Bonsanti, Carla Di Francesco, Carlo Bertelli (curatore emerito), Torino 2025 (PDF online)

    Scheda dal catalogo

    https://restituzioni.com
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