Il San Francesco completato in basso dal San Girolamo nello studio (entrambi oggi al Museo di Capodimonte), affiancati da pilastrini con Beati francescani (due dei quali recentemente acquisiti dal museo, gli altri dislocati in varie collezioni), costituivano un grande polittico che ornava l’altare intitolato a San Girolamo all’ingresso della tribuna della chiesa di San Lorenzo Maggiore a Napoli. A seguito del riallestimento seicentesco della chiesa, l’ancona fu smembrata e si perse il riferimento riportato nelle fonti a Colantonio, autorevole rappresentante del Rinascimento meridionale, col suo stile che combina componenti fiamminghe, borgognone, provenzali e aragonesi con portati provenienti da Roma e Firenze. Solo nel 1950 Ferdinando Bologna propose una ricostruzione dell’insieme che restituì il San Francesco alla produzione dell’artista. In assenza di documentazione certa, la critica ha avanzato diverse ipotesi sulla commissione e datazione del polittico (oscillante fra il 1444 e il 1450), anche in base a un’apparente difformità stilistica dei due dipinti, il San Francesco proiettato dal fondo oro in uno spazio trascendente e il San Girolamo rappresentato nello spazio realistico del suo studio. Ricordato da Pietro Summonte (1524) come maestro di Antonello da Messina e dedito alla pittura a olio, Colantonio è stato oggetto di attenzione fin dal XIX secolo in merito alla tecnica pittorica utilizzata. Il restauro del San Francesco è dunque anche occasione per meglio comprenderne materiali e procedimenti, e si inserisce nell’ambito di una sistematica campagna diagnostica in atto nel Museo di Capodimonte con la collaborazione di enti di ricerca. I primi risultati relativi all’identificazione dei leganti, indagati con misure FT-IR e Raman, hanno confermato la presenza prevalente di stesure a olio, mentre l’azzurro del manto di san Ludovico è risultato eseguito a tempera magra. Le indagini hanno rivelato come la sagoma del fondo, dorato a guazzo e decorato con una punzonatura a rombi, fosse inizialmente cuspidata e sia stata ampliata con una centina a tutto sesto, modifica che può essere contestuale all’esecuzione o realizzata in un momento successivo. Le indagini in IR e RX rivelano inoltre alcune modifiche testimoniate da tracce disegnative e linee incise che portano a supporre un cambiamento nella spazialità del pavimento e aggiustamenti relativi al posizionamento delle figure. Varie e raffinate le tecniche di doratura utilizzate: le aureole sono eseguite con oro a missione con motivi a traforo evidenziati da stesure pittoriche trasparenti a imitazione di smalti traslucidi e contorni eseguiti pittoricamente per simularne il rilievo. L’aureola di san Bernardino è realizzata in maniera analoga, ma applicando l’oro a missione sul fondo oro a guazzo lasciato a vista nei trafori senza aggiunta di colore. Anche i raggi d’oro sulle stimmate di san Francesco sono eseguiti con oro a missione, mentre tutto l’apparato decorativo dei paramenti e il pastorale di san Ludovico sono realizzati con colore a corpo simulando magistralmente l’oro e incastonando nella mitra pietre preziose e perle con un rilievo di straordinaria efficacia tattile.
Restituzioni 2025. Guida alla mostra
a cura di Giorgio Bonsanti, Carla Di Francesco, Carlo Bertelli (curatore emerito), Torino 2025 (guida cartacea)
