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    Reliquiario a tabella

    Data: XVIII secolo (teca)
    Artista: Bottega meridionale
    Tecnica/Materiali: lega di rame sbalzato, cesellato e dorato; legno dipinto e dorato (teca); legno, metallo, vetro, tessuto, carta, ceralacca, reperti anatomici (reliquiari)
    Dimensioni: 245 × 158 × 30 cm
    Provenienza: Serra San Bruno (Vibo Valentia), certosa di Santo Stefano del Bosco
    Collocazione: Serra San Bruno (Vibo Valentia), chiesa di San Biagio Vescovo e Martire (chiesa matrice)
    Edizione: Restituzioni 2025
    Autore scheda in catalogo: Daniela Vinci
    Restauro: Adduci Restauri - laboratorio scientifico
    Ente di Tutela: Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Reggio Calabria e la provincia di Vibo Valentia

    Opera restaurata da Adduci Restauri – laboratorio
    scientifico, con la direzione di Maria Cristina Schiavone (Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Reggio Calabria e la provincia di Vibo Valentia)

    Scheda breve

    Il grande reliquiario a tabella conservato nella chiesa matrice di San Biagio a Serra San Bruno, posto in una nicchia sopra un altare in marmi policromi, rappresenta una delle più significative testimonianze del culto dei santi e delle reliquie in Calabria.

    Realizzato in legno dipinto e dorato, presenta un vano posteriore squadrato e ripartito in numerosi incassi e un pannello anteriore centinato e traforato in corrispondenza degli incassi retrostanti. Il fronte è ricoperto da una lamina dorata in rame sbalzato, decorata in stile rocaille con volute e conchiglie. Ai lati della base due sinuose figure femminili raffiguranti le allegorie della Speranza e della Carità sono adagiate su delle volute e abbigliate con preziose vesti damascate; in basso, tra esse, vi è una cornice polilobata che forse doveva contenere una targa. L’insieme è completato sul retro da una raggiera dorata.

    L’aspetto attuale risale quasi certamente al 1736, quando, secondo Dom Benedetto Tromby (1710- 1788), il reliquiario divenne “più amplio e magnifico, tutto di rame dorato” nella certosa di Santo Stefano del Bosco, dove originariamente si trovava.

    La provenienza del reliquiario e delle reliquie è oggetto di diverse tradizioni non documentate da fonti dirette. Secondo monsignor Andrea Perbenedetti (1629), papa Urbano II avrebbe donato le reliquie a Ruggero il Normanno, che le trasmise a san Bruno; per Tromby fu una figlia del conte Ruggero a donarle al monastero, mentre don Bruno Tedeschi (XIX secolo) indica Adelasia del Vasto, terza moglie di Ruggero I, come donatrice.

    Una prima attestazione documentaria è nella cinquecentesca Platea della Certosa di S. Stefano del Bosco, che descrive le reliquie in un altare della chiesa conventuale, sistemate dentro un tabernacolo di legno nella sua parte posteriore, protetto da vetri nella parte anteriore e custodito con la massima venerazione. Le reliquie comprendevano resti e oggetti di santi che avevano condotto una vita ascetica, di Maria e di santi contemporanei di Gesù, ma vi erano anche numerosi pignora collegati alla vita e alla Passione di Gesù. Esse venivano esposte durante le festività e le ricorrenze liturgiche.

    In origine il reliquiario era realizzato in ebano, composto da registri con nicchie sorrette da colonnine e piccoli vasi d’avorio per le reliquie.

    L’ampliamento settecentesco fu probabilmente realizzato da maestranze napoletane per le lamine dorate, mentre la struttura lignea è da attribuire ad artigiani locali.

    Dopo il terremoto del 1783, il reliquiario fu trasferito nella chiesa matrice. Una ricognizione delle reliquie del 1825 ne constatò lo stato precario, la mancanza di alcune e la presenza di altre differenti da quelle originarie.

    Anche in occasione di questo ultimo restauro, preliminarmente a qualsiasi tipo di operazione, è stata effettuata la ricognizione delle reliquie. Tra esse ve ne sono alcune particolarmente significative. La presenza dei resti di san Maiolo, abate di Cluny, il cui corpo fu fatto esumare nel 1095 da Urbano II, avvalorerebbe l’ipotesi della provenienza romana del complesso e una datazione a questo pontificato del nucleo primigenio delle reliquie. Si conserva l’ampolla con il sangue di santa Tecla, prima martire donna. Sono poi da menzionare alcuni elementi decorativi interessanti: una placchetta con san Demetrio, forse coperchio di una teca cilindrica, e una Madonna Aghiosoritissa in metallo sbalzato.

    Il reliquiario è documento materiale della dispersione del patrimonio certosino dopo il sisma del 1783, ma anche della persistenza del culto delle reliquie nella devozione locale. Il restauro ha contribuito a migliorare la leggibilità del manufatto, assicurando la conservazione anche delle reliquie per una maggiore fruibilità e conoscenza dell’insieme.

    Le fasi del restauro

    Prima
    Visualizza più foto Visualizza meno foto
    Prima
    Foto Bruno Tripodi

    Prima del restauro

    Foto Bruno Tripodi

    Prima del restauro, vano posteriore con la teca delle reliquie dopo l’apertura

    grafico di Antonio Adduci

    Rilievo del reliquiario in cui è rappresentata la distribuzione dei materiali costitutivi

    grafico di Antonio Adduci

    Rilievo del reliquiario in cui è illustrata la mappatura del degrado

    Foto Bruno Tripodi

    Prima del restauro, rimozione dei sigilli in occasione della ricognizione canonica

    Durante
    Visualizza più foto Visualizza meno foto
    Durante
    Foto Ars Mensurae

    Durante il restauro, indagine con spettrometro XRF, caratterizzazione qualitativa e semiquantitativa della lastra e della metallizzazione

    Foto Bruno Tripodi

    Durante il restauro, rilevazione con spettrometro XRF

    Foto Bruno Tripodi

    Durante il restauro, saggio di pulitura della lastra dorata

    Foto Bruno Tripodi

    Durante il restauro, manutenzione delle sacre reliquie, recupero delle reliquie di contatto

    Foto Bruno Tripodi

    Durante il restauro, manutenzione delle sacre reliquie

    Dopo
    Dopo
    Foto Bruno Tripodi

    Dopo il restauro

    Foto Bruno Tripodi

    Dopo il restauro, vano posteriore con la teca delle reliquie prima del riassemblaggio

    Foto Bruno Tripodi

    Dopo il restauro, struttura di supporto delle lastre, dopo il consolidamento

    Approfondimenti

    Restituzioni 2025. Guida alla mostra

    a cura di Giorgio Bonsanti, Carla Di Francesco, Carlo Bertelli (curatore emerito), Torino 2025 (guida cartacea)

    Restituzioni 2025

    a cura di Giorgio Bonsanti, Carla Di Francesco, Carlo Bertelli (curatore emerito), Torino 2025 (PDF online)

    Scheda dal catalogo

    https://restituzioni.com
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