L’opera, un notevole pezzo di scultura romanica, di area culturale veneziana, rappresenta l’immagine del Redentore, colto nel momento della benedizione. Egli, seduto in trono, è ritratto frontalmente, in una posizione ieratica, con espressione profonda e seria.
Il restauro ha consentito di restituire all’opera la sua forza espressiva pur nella tradizionalità del soggetto e nella resa fedele ai canoni estetici dell’arte romanica. Riportando alla luce frammenti di policromia, eseguita a tempera, l’intervento ha premesso di comprendere, sia pure solo a livello di suggestione, tutta la ricchezza espressiva dell’opera. Sono infatti apparsi frammenti della doratura originale del manto (doratura eseguita “a missione”), tracce di azzurrite nella veste e la coloratura rossa dell’aureola, mentre i raggi del nimbo erano probabilmente ricoperti da lamine di metallo o pietre preziose. Il restauro ha dato anche maggiore evidenza alla barba del Cristo, eseguita con il trapano.
Dopo aver rimosso la polvere con un pennello morbido, i frammenti di policromia rimasti sono stati consolidati con resina acrilica (Paraloid B72) diluita al 10%. Mediante impacchi di pasta gelatinosa ad azione solvente (AB57) sono state rimosse le sostanza carboniose inquinanti. Con un’azione meccanica a bisturi sono stati rimossi alcuni strati di depositi più spessi e consistenti, che ricoprivano soprattutto gli incarnati e alcune parti della veste azzurra. L’intervento è proseguito con la stuccatura di una frattura presente in corrispondenza del braccio destro del Cristo. A conclusione del restauro si è operata una parziale reintegrazione pittorica degli squilibri cromatici superficiali: la reintegrazione è avvenuta con colori all’acquarello, e con una protezione della superficie mediante resina acrilica Paraloid B72 diluita al 5% in Tricloroetano. La situazione generale dell’opera e il degrado riscontrato fanno supporre che il manufatto fosse collocato originariamente in ambiente esterno.
Redazione Restituzioni
