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    Quattro reperti provenienti dalla collezione Varrese

    Data: anfora e hydria: 355-340 a.C.; dinos: 340-320 a.C.; bombylios: 325-301 a.C.
    Tecnica/Materiali: ceramica a figure rosse: lavorazione al tornio, tecnica a figure rosse; corpo: argilla beige rosata, ingobbio nocciola, vernice nera, suddipinture in bianco e giallo
    Dimensioni: anfora: alt. 102 cm, diam. 46 cm; hydria: 66 × 51 cm, diam. piede 24 cm, diam. orlo 22,5 cm; dinos: 25,5 × 26 cm, diam. piede 8,5 cm, diam. orlo 24,5 cm; bombylios: alt. 22,5 cm, diam. piede 5,4 cm, diam. orlo 5,9 cm, diam. max 7 cm
    Provenienza: Canosa di Puglia (Barletta-Andria- Trani), ipogeo Varrese
    Collocazione: Canosa di Puglia (Barletta-Andria- Trani), Museo Archeologico Nazionale, collezione Varrese (anfora, inv. 8935; hydria, inv. 8922; dinos, inv. 8925; bombylios, inv. 8906)
    Edizione: Restituzioni 2025
    Autore scheda in catalogo: Anita Rocco
    Restauro: Maria Antonia Petrafesa, Anna Dezio
    Ente di Tutela: Direzione regionale Musei nazionali Puglia

    Opere restaurate da Maria Antonia Petrafesa, Anna Dezio, con la direzione di Luca Mercuri (Direzione regionale Musei Puglia), Francesco Longobardi, Anita Rocco (Museo Archeologico Nazionale di Canosa di Puglia), Eleonora Crimi (Castello Svevo di Bari – Direzione regionale Musei nazionali Puglia)

    Scheda breve

    Nell’ambito della ventesima edizione di Restituzioni, il Castello Svevo di Bari – Direzione regionale Musei nazionali Puglia ha proposto di sottoporre a interventi conservativi quattro vasi provenienti dall’ipogeo Varrese di Canosa di Puglia, precedentemente conservati nel Museo Archeologico di Taranto e attualmente esposti nel Museo Archeologico Nazionale canosino. Si tratta di vasi apuli a figure rosse, di cui sono stati rinvenuti, nel corso di campagne di scavo condotte nei primi anni Duemila, frammenti che ne integrano parzialmente o integralmente le lacune. L’operazione è stata pianificata con Eleonora Crimi, funzionario restauratore conservatore dell’istituto.

    Le tombe a camera costituiscono la documentazione archeologica più significativa di Canosa in età ellenistica. Questi spazi sepolcrali ipogei scavati nel banco naturale di tufo, con più celle alle quali si accedeva tramite un corridoio (dromos), erano utilizzati dalle famiglie dell’aristocrazia daunia per sottolineare la propria rilevanza all’interno della comunità.

    L’ipogeo Varrese, nella sua fase finale composto da cinque camere funerarie, fu scoperto nel 1912 da Sabino Varrese, dal quale prende il nome. La scoperta avvenne in modo fortuito, quando Varrese si imbatté in alcune delle camere ipogee – probabilmente quella in asse con il dromos e quella alla sua sinistra – situate nel sottosuolo di un terreno di sua proprietà.

    Il ricco corredo ceramico rinvenuto in queste camere fu consegnato al Museo Archeologico di Taranto, in cambio di un premio di rinvenimento (collezione Varrese). Tuttavia, pochi mesi più tardi, lo stesso Varrese vendette illecitamente al Museo Archeologico di Bari un’ingente quantità di manufatti provenienti dalle altre camere dell’ipogeo, situate sul lato destro del dromos. Queste ultime si trovavano al di sotto di un terreno attiguo, appartenente alla famiglia Mazza (collezione Mazza).

    Nel corso di attività di indagine archeologica condotte dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia negli anni 2001-2002 nell’ipogeo, sotto la direzione di Marisa Corrente, sono stati ritrovati sul piano della cella in asse con il corridoio d’accesso diversi frammenti che integrano lacune di alcuni vasi della collezione Varrese, oltre a numerosi elementi in ferro probabilmente pertinenti a un carro cerimoniale.

    Questa scoperta risulta di grande rilevanza, poiché conferma le ipotesi precedentemente avanzate riguardo al legame di alcuni vasi della collezione Varrese con la camera più antica, allineata con il dromos. Nel corso della metà del IV secolo a.C. (350-320 a.C.), la struttura funeraria sarebbe stata scavata nel tufo con una singola camera in asse con il dromos; successivamente, agli inizi del III secolo a.C. (325-275 a.C.), l’ipogeo sarebbe stato ampliato per ospitare altri membri della famiglia, con l’aggiunta di tre nuove celle, i cui materiali sarebbero confluiti nella collezione Mazza.

    Dall’analisi dei reperti rinvenuti durante gli scavi dei primi anni Duemila è stato possibile individuare ventisei frammenti pertinenti a quattro vasi della collezione Varrese. Prima dell’intervento tutti i reperti risultavano già ricomposti da numerosi frammenti, e i punti di giunzione apparivano gravemente indeboliti a causa del cedimento dell’adesivo impiegato nei precedenti restauri. Le stuccature in gesso utilizzate per colmare le lacune presentavano inoltre chiari segni di degrado e fratture strutturali.

    Le operazioni di pulitura hanno permesso di riconoscere almeno due distinti interventi di restauro precedenti: il primo verosimilmente risalente al periodo immediatamente successivo alla scoperta, nel 1912; il secondo riconducibile, in base alle tecniche esecutive e ai materiali impiegati per le integrazioni, agli anni settanta del Novecento.

    Le fasi del restauro

    Prima
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    Prima
    Su concessione del Ministero della Cultura - Castello Svevo di Bari-Direzione regionale Musei nazionali Puglia, su concessione del Ministero della Cultura - Castello Svevo di Bari-Direzione regionale Musei nazionali Puglia - Foto Giuseppe Gernone

    Prima del restauro, anfora (inv. 8935), lato A

    Su concessione del Ministero della Cultura - Castello Svevo di Bari-Direzione regionale Musei nazionali Puglia, su concessione del Ministero della Cultura - Castello Svevo di Bari-Direzione regionale Musei nazionali Puglia - Foto Giuseppe Gernone

    Prima del restauro, anfora (inv. 8935), lato B

    Su concessione del Ministero della Cultura - Castello Svevo di Bari-Direzione regionale Musei nazionali Puglia, su concessione del Ministero della Cultura - Castello Svevo di Bari-Direzione regionale Musei nazionali Puglia - Foto Giuseppe Gernone

    Prima del restauro, hydria (inv. 8922), lato A

    Su concessione del Ministero della Cultura - Castello Svevo di Bari-Direzione regionale Musei nazionali Puglia, su concessione del Ministero della Cultura - Castello Svevo di Bari-Direzione regionale Musei nazionali Puglia - Foto Giuseppe Gernone

    Prima del restauro, hydria (inv. 8922), lato B

    Su concessione del Ministero della Cultura - Castello Svevo di Bari-Direzione regionale Musei nazionali Puglia, su concessione del Ministero della Cultura - Castello Svevo di Bari-Direzione regionale Musei nazionali Puglia - Giuseppe Gernone

    Prima del restauro, dinos (inv. 8925)

    Su concessione del Ministero della Cultura - Castello Svevo di Bari-Direzione regionale Musei nazionali Puglia, su concessione del Ministero della Cultura - Castello Svevo di Bari-Direzione regionale Musei nazionali Puglia / Foto Giuseppe Gernone

    Prima del restauro, bombylios (inv. 8906)

    Durante
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    Durante
    Su concessione del Ministero della Cultura - Castello Svevo di Bari-Direzione regionale Musei nazionali Puglia, su concessione del Ministero della Cultura - Castello Svevo di Bari-Direzione regionale Musei nazionali Puglia - ricostruzione grafica Marta Loizzo

    Anfora (inv. 8935), ricostruzione grafica di Marta Loizzo

    Su concessione del Ministero della Cultura - Castello Svevo di Bari-Direzione regionale Musei nazionali Puglia, su concessione del Ministero della Cultura - Castello Svevo di Bari-Direzione regionale Musei nazionali Puglia - ricostruzione grafica Marta Loizzo

    Hydria (inv. 8922), ricostruzione grafica di Marta Loizzo

    Su concessione del Ministero della Cultura - Castello Svevo di Bari-Direzione regionale Musei nazionali Puglia, su concessione del Ministero della Cultura - Castello Svevo di Bari-Direzione regionale Musei nazionali Puglia - ricostruzione grafica Marta Loizzo

    Dinos (inv. 8925), ricostruzione grafica di Marta Loizzo

    Su concessione del Ministero della Cultura - Castello Svevo di Bari-Direzione regionale Musei nazionali Puglia, su concessione del Ministero della Cultura - Castello Svevo di Bari-Direzione regionale Musei nazionali Puglia - ricostruzione grafica Marta Loizzo

    Bombylios (inv. 8906), ricostruzione grafica di Marta Loizzo

    Su concessione del Ministero della Cultura - Castello Svevo di Bari-Direzione regionale Musei nazionali Puglia, su concessione del Ministero della Cultura - Castello Svevo di Bari-Direzione regionale Musei nazionali Puglia - Foto Giuseppe Gernone

    Prima del restauro, frammenti pertinenti all’anfora (inv. 8935)

    Su concessione del Ministero della Cultura - Castello Svevo di Bari-Direzione regionale Musei nazionali Puglia, su concessione del Ministero della Cultura - Castello Svevo di Bari-Direzione regionale Musei nazionali Puglia - Foto Giuseppe Gernone

    Prima del restauro, frammenti pertinenti all’anfora (inv. 8935)

    su concessione del Ministero della Cultura - Castello Svevo di Bari-Direzione regionale Musei nazionali Puglia - Giuseppe Gernone

    Prima del restauro, frammenti pertinenti all’hydria (inv. 8922)

    Su concessione del Ministero della Cultura - Castello Svevo di Bari-Direzione regionale Musei nazionali Puglia, su concessione del Ministero della Cultura - Castello Svevo di Bari-Direzione regionale Musei nazionali Puglia - Foto Giuseppe Gernone

    Prima del restauro, frammenti pertinenti al dinos (inv. 8925)

    Su concessione del Ministero della Cultura - Castello Svevo di Bari-Direzione regionale Musei nazionali Puglia, su concessione del Ministero della Cultura - Castello Svevo di Bari-Direzione regionale Musei nazionali Puglia - Foto Giuseppe Gernone

    Prima del restauro, frammenti pertinenti al bombylios (inv. 8906)

    Su concessione del Ministero della Cultura - Castello Svevo di Bari-Direzione regionale Musei nazionali Puglia, su concessione del Ministero della Cultura - Castello Svevo di Bari-Direzione regionale Musei nazionali Puglia - Foto Giuseppe Gernone

    Prima del restauro, sovrapposizione di diversi strati di stucco sull’hydria (inv. 8922)

    Su concessione del Ministero della Cultura - Castello Svevo di Bari-Direzione regionale Musei nazionali Puglia, su concessione del Ministero della Cultura - Castello Svevo di Bari-Direzione regionale Musei nazionali Puglia - Foto Giuseppe Gernone

    Prima del restauro, patina bituminosa sui vecchi attacchi sull’hydria (inv. 8922)

    Su concessione del Ministero della Cultura - Castello Svevo di Bari-Direzione regionale Musei nazionali Puglia, su concessione del Ministero della Cultura - Castello Svevo di Bari-Direzione regionale Musei nazionali Puglia - Foto Maria Antonia Petrafesa e Anna Dezio

    Durante il restauro, rimozione delle vecchie integrazioni sul bombylios (inv. 8906)

    Su concessione del Ministero della Cultura - Castello Svevo di Bari-Direzione regionale Musei nazionali Puglia, su concessione del Ministero della Cultura - Castello Svevo di Bari-Direzione regionale Musei nazionali Puglia - Foto Maria Antonia Petrafesa e Anna Dezio

    Durante il restauro, smontaggio completo del dinos (inv. 8925)

    Su concessione del Ministero della Cultura - Castello Svevo di Bari-Direzione regionale Musei nazionali Puglia, su concessione del Ministero della Cultura - Castello Svevo di Bari-Direzione regionale Musei nazionali Puglia - Foto Maria Antonia Petrafesa e Anna Dezio

    Durante il restauro, pulitura dell’hydria (inv. 8922)

    Su concessione del Ministero della Cultura - Castello Svevo di Bari-Direzione regionale Musei nazionali Puglia, su concessione del Ministero della Cultura - Castello Svevo di Bari-Direzione regionale Musei nazionali Puglia - Foto Maria Antonia Petrafesa e Anna Dezio

    Durante il restauro, rimozione delle vecchie integrazioni sull’hydria (inv. 8922)

    Su concessione del Ministero della Cultura - Castello Svevo di Bari-Direzione regionale Musei nazionali Puglia, su concessione del Ministero della Cultura - Castello Svevo di Bari-Direzione regionale Musei nazionali Puglia - Foto Maria Antonia Petrafesa e Anna Dezio

    Durante il restauro, incollaggio dei frammenti dell’hydria (inv. 8922)

    Su concessione del Ministero della Cultura - Castello Svevo di Bari-Direzione regionale Musei nazionali Puglia, su concessione del Ministero della Cultura - Castello Svevo di Bari-Direzione regionale Musei nazionali Puglia - Foto Maria Antonia Petrafesa e Anna Dezio

    Durante il restauro, integrazioni sul bombylios (inv. 8906)

    Dopo
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    Dopo
    Su concessione del Ministero della Cultura - Castello Svevo di Bari-Direzione regionale Musei nazionali Puglia, su concessione del Ministero della Cultura - Castello Svevo di Bari-Direzione regionale Musei nazionali Puglia - Foto Piero Crivelli

    Dopo il restauro, anfora (inv. 8935), lato A

    Su concessione del Ministero della Cultura - Castello Svevo di Bari-Direzione regionale Musei nazionali Puglia, su concessione del Ministero della Cultura - Castello Svevo di Bari-Direzione regionale Musei nazionali Puglia - Foto Piero Crivelli

    Dopo il restauro, anfora (inv. 8935), lato B

    Su concessione del Ministero della Cultura - Castello Svevo di Bari-Direzione regionale Musei nazionali Puglia, su concessione del Ministero della Cultura - Castello Svevo di Bari-Direzione regionale Musei nazionali Puglia - Foto Piero Crivelli

    Dopo il restauro, hydria (inv. 8922), lato A

    Su concessione del Ministero della Cultura - Castello Svevo di Bari-Direzione regionale Musei nazionali Puglia, su concessione del Ministero della Cultura - Castello Svevo di Bari-Direzione regionale Musei nazionali Puglia - Foto Piero Crivelli

    Dopo il restauro, hydria (inv. 8922), fianco sinistro

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    Dopo il restauro, dinos (inv. 8925)

    Su concessione del Ministero della Cultura - Castello Svevo di Bari-Direzione regionale Musei nazionali Puglia, su concessione del Ministero della Cultura - Castello Svevo di Bari-Direzione regionale Musei nazionali Puglia - Foto Piero Crivelli

    Dopo il restauro, bombylios (inv. 8906)

    Approfondimenti

    Restituzioni 2025. Guida alla mostra

    a cura di Giorgio Bonsanti, Carla Di Francesco, Carlo Bertelli (curatore emerito), Torino 2025 (guida cartacea)

    Restituzioni 2025

    a cura di Giorgio Bonsanti, Carla Di Francesco, Carlo Bertelli (curatore emerito), Torino 2025 (PDF online)

    Scheda dal catalogo

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