I manufatti che qui si presentano appartengono a quattro corredi funerari longobardi. Il primo (tomba 116) è particolarmente interessante, in quanto restituisce oggetti tra i più caratteristici della cultura longobarda: un coltello in ferro e soprattutto uno scramasax, la sciabola in ferro a un solo taglio tipica dell’armatura del guerriero; si conservano inoltre elementi pertinenti alla cintura per la sospensione delle armi (altro oggetto importante dell’abbigliamento maschile longobardo) e al fodero, ovvero una fibbietta in ferro, un frammento di staffa, una placchetta con decorazione a occhi di dado, una borchia e alcuni chiodini in bronzo.
Il secondo corredo (tomba 108) si compone di guarnizioni in bronzo di una cintura: (cinque placchette e una linguetta terminale decorate da cerchi concentrici), di un coltello in ferro e di un pettine in osso. La tomba 117 ha invece restituito quattro elementi in ferro di una cintura: una fibbia, una placchetta decorata da motivi a croce, due linguette terminali (una decorata con cerchielli, linee e puntolini, l’altra con un complesso motivo a intreccio nastriforme). Diverso il corredo della tomba 109, che apparteneva presumibilmente a una adolescente, formato da un coltello in ferro a serramanico, un’asticciola in osso, un ago in ferro e tredici vaghi di una collana in pasta vitrea di forme e colori diversi.
I corredi conservano inoltre resti di tessuto pertinenti forse alla veste del defunto, residui di foderi in cuoio, frammenti di corda e tracce di legno delle immanicature.
Questi corredi funerari, riferibili al VII secolo d.C., provengono da quattro tombe a inumazione di un’estesa necropoli longobarda situata a Dueville, nel vicentino, venuta alla luce durante scavi di sbancamento iniziati nel 1993.
I manufatti in ferro, pluriframmentati, sono stati ricomposti mediante incollaggio con l’uso di polivinilacetato e resina epossidica opportunamente colorata, utilizzata anche per integrare le lacune. La pulitura è stata eseguita con bisturi e con microsabbiatura. Sono stati trattati con applicazioni di inibitore di corrosione (acido tannico) e consolidati con resina acrilica e polivinilacetato.
I reperti in bronzo erano ricoperti da carbonati e da cloruro di rame. Dopo l’asportazione meccanica a bisturi dei depositi superficiali i reperti sono stati sottoposti a lavaggi per far scomparire l’elemento cloro. Sono stati trattati con inibitore di corrosione (benzotriazolo) e protetti con resina acrilica.
Il pettine in osso, molto frammentato e fragile, è stato pulito con bisturi e pennellini, consolidato e ricostruito impiegando polivinilacetato. Le integrazioni sono state fatte con una miscela di cere opportunamente colorate.
I vaghi di collana, offuscati da depositi di terra, sono stati puliti a bisturi e sottoposti a lavaggi con acqua deionizzata e alcool. Quelli frammentati sono stati ricomposti con cianoacrilato.
Redazione Restituzioni
