Raffinato esemplare di manifattura napoletana della seconda metà del XVIII secolo, la portantina proviene dal lascito dell’imprenditore e senatore del Regno Fabrizio Ruffo di Motta Bagnara, che nel 1915 destinò la sua biblioteca e la sua raccolta d’arte allo Stato.
Entrata nelle collezioni del Museo di Palazzo Venezia nel 1921, la vettura, in legno intagliato dorato e dipinto, presenta uno sportello apribile, cinque finestre e una copertura in cuoio sormontata da un pinnacolo a pigna. All’interno della cassa, la base di appoggio dei piedi è rivestita in cuoio, mentre la seduta e le pareti sono interamente foderate in velluto liscio, ricamato con motivi a tema vegetale, volute e nastri e guarnito da frange, galloni dorati e foglioline in lamina d’argento.
Elementi rocaille impreziosiscono i bordi della copertura, mentre eleganti intagli con volute e forme di ispirazione naturale delimitano le aperture e i cinque pannelli dorati a guazzo a foglia d’oro e dipinti a tempera. Le scene, attribuite al pittore puteolano Giacinto Diano (detto anche Diana), raffigurano Venere e Adone, Bacco e Arianna, l’Allegoria dell’Amor sacro e giochi di putti, ninfe e satiri e sono racchiuse da un nastro elicoidale modellato con gesso liquido, intercalato da fiori ravvivati da minuti tocchi di colore a tempera. Il carattere profano degli episodi rappresentati, legati al tema dell’amore, invita a ipotizzare che la portantina fosse destinata al trasporto di una nobildonna, verosimilmente una principessa della famiglia Ruffo.
Oltre a ripristinare la struttura lignea originaria, l’intervento conservativo condotto in occasione della ventesima edizione di Restituzioni ha ridato piena leggibilità agli intagli e ai pannelli dipinti della portantina, che trova confronti con prestigiosi esemplari coevi realizzati per la corte del Regno di Napoli
