Il piviale conservato nel Museo Domenicano di Santa Sabina all’Aventino, noto come “piviale di san Pio V”, è legato per tradizione al papa domenicano Antonio Ghislieri, senza però alcun riscontro documentario. Si tratta di un paramento liturgico usato nelle celebrazioni solenni, composto da sei elementi eterogenei assemblati alla fine del XVI secolo. La base è un manto in velluto rosso riutilizzato, su cui sono stati applicati uno stolone e un cappuccio, anch’essi costituiti da parti di provenienza e datazione diverse. Il ricamo, comune a tutte le sezioni, è una tecnica decorativa diffusa dal Medioevo, valorizzata da botteghe specializzate che collaboravano con artisti operanti attivi nell’ambito della pittura, della miniatura e dell’oreficeria. Lo stolone mostra una sequenza di santi entro edicole prospettiche, partendo dall’Annunciazione del colletto e proseguendo con Pietro, Paolo, Giacomo, Andrea, Gerolamo, Bartolomeo, Lorenzo, la cui esecuzione è stata ricondotta a una bottega centroitaliana permeata da modelli fiorentini e ferraresi degli anni ottanta del Quattrocento.
La figura posta più in basso sul lato sinistro, identificata con san Simone, presenta caratteri diversi, di impronta marcatamente gotica. Questo frammento è stato riconosciuto come pertinente in origine al piviale di Gregorio XII del Museo Diocesano di Recanati, recentemente legato al nome di Zanino di Pietro. Il cappuccio, restaurato da poco, nascondeva sotto l’immagine della Vergine con il Bambino un ricamo di san Domenico, inserito in una formella decorata con motivi naturalistici gotici. Questi richiami stilistici rimandano alla cultura artistica del Trecento angioino con particolare riferimento all’ambito abruzzese. Infine, il gallone blu, anch’esso reimpiegato, che incornicia lo scudo presenta scritte greche riconducibili all’area bizantino-slava (XIV-XV secolo). L’intero cappuccio fu assemblato nel tardo Cinquecento, come dimostrano i fogli stampati rinvenuti nella fodera interna, usati per rinforzare la struttura.
