La pala raffigura il momento culminante del martirio di san Vitale, soldato cristiano del III secolo, condannato a morte a Ravenna dopo aver dato sepoltura a un altro martire, Ursicino. Secondo le fonti antiche Vitale venne identificato come cristiano, torturato e infine ucciso.
Nella tela, Vitale è raffigurato a torso nudo, trascinato verso una fossa per essere sepolto vivo. Un carnefice solleva una pala, pronto a coprirlo di terra, mentre un altro sta per colpirlo con un masso. Il martire, però, volge lo sguardo verso la visione celeste della Vergine con il Bambino, che gli appare in alto insieme a un angelo con la palma del martirio. Sullo sfondo si distinguono una città e, al centro, un tribunale presieduto dal giudice Paolino in veste rossa. Ai suoi piedi, sacerdoti pagani con idoli e turiboli alludono al rifiuto del santo di rinnegare la fede.
L’opera, oggi sull’altare maggiore della chiesa di San Vitale a Seniga, si distingue per qualità pittorica e impianto scenico teatrale. Il recente restauro della tela, attribuita a Sebastiano Ricci da pochi anni (2021), ha permesso una lettura più completa del virtuosismo tecnico del pittore: una stesura rapida ma controllata, con impasti corposi e liberi per i primi piani e una resa più sintetica negli sfondi.
Il corpo del santo, in particolare, è trattato con cura anatomica e illuminato da una luce drammatica che ne esalta la muscolatura, con un impianto che richiama gli insegnamenti dell’accademia emiliana. Il volto è ispirato e patetico, con capelli fluenti e barba disordinata. L’effetto d’insieme è studiato per una visione da lontano, coerente con la posizione absidale dell’altare.
Lo stile della pala richiama la produzione di Ricci nei primi anni del Settecento, periodo in cui l’artista è attivo nel territorio bresciano e bergamasco. Confronti utili si possono fare con altre opere come l’Annunciazione di Ghedi o i soffitti di Palazzo Bettoni Cazzago (1702), o ancora con la pala di Santa Giustina a Padova (1700).
Anche in questa tela, la luce assume un ruolo centrale: la gloria celeste in alto è avvolta da una luminosità metafisica, ma resa con effetti atmosferici realistici. Dal punto di vista compositivo, la scena si presenta come un vero palcoscenico teatrale: san Vitale appare come un eroico protagonista, che affronta il martirio con fermezza e ispirazione, inserito in una costruzione scenografica che alterna dramma terreno e visione divina.
Nonostante l’assenza di documenti, è plausibile che un’opera di questa rilevanza sia giunta a Seniga attraverso un committente di rilievo. Si segnala, come ipotesi da approfondire, la presenza nel territorio di famiglie nobili come quella dei Poncarali, che risiedevano in una villa nei pressi Dopo il restauro, particolare di san Vitale della chiesa parrocchiale.
