Grazie a due fotografie conservate nella fototeca Berenson (invv. 105784 e 105815), è possibile ricostruire i primi passaggi di proprietà della cosiddetta “Madonna in rosso” di Giovanni Bellini. La foto più antica (inv. 105784), priva dell’aggiunta superiore del cielo, reca la scritta “Sig. Fossati, Monza”.
La seconda immagine (inv. 105815) riporta “seen at Moroni”, riferibile all’intervento compiuto da Carlo Moroni verso il 1920. Berenson annota che nel dicembre del 1920 l’opera apparteneva a Carlo Balboni, mercante attivo tra Venezia e Milano, da cui transita alla Galleria Pesaro di Milano, dove è stata valutata 800.000 lire.
Nel novembre del 1924 la Madonna risulta già di proprietà di Alessandro Contini Bonacossi, come testimoniato da una visita di Wilhelm von Bode a Villa Vittoria a Roma. Una foto della “Sala Veneziana” mostra il dipinto accanto alla Crocifissione oggi al Louvre. Il primo a pubblicare la Madonna Sorlini è Carlo Gamba, che la ritiene una “replica” della Madonna di Castelvecchio a Verona. A questa lettura si oppone Roberto Longhi, che la propone come autografo di Bellini, databile intorno al 1470, “più conservata dell’esemplare di Verona”. Rodolfo Pallucchini conferma l’autografia, esponendola alla mostra su Bellini e confrontandola con la Santa Giustina del Museo Bagatti Valsecchi di Milano e la Madonna Davis del Metropolitan di New York.
Dopo la morte di Contini Bonacossi, l’opera entra nelle liste di Bernard Berenson, proprietario di una Madonna simile. Elsa De’ Giorgi le dedica versi nella Ballata dei bravi. 1963, soffermandosi sul “drappo rosso, urlante”. L’opera viene inclusa nei cataloghi di Stefano Bottari, Terisio Pignatti e Anchise Tempestini. Notificata, è affidata nel 1999 a Farsettiarte e presentata a Cortina d’Ampezzo; nel 2004 è battuta all’asta da Semenzato a Venezia, accompagnata da una scheda di Andrea De Marchi. Viene acquistata da Luciano Sorlini, che la espone nel 2005-2006 al Museo Correr: il volto della Madonna compare in copertina del catalogo.
Nonostante l’ampio consenso critico, persistono letture contrarie: la Madonna di Verona, benché danneggiata dal restauro del 2006, viene da alcuni considerata l’unica pienamente autografa (da ultimo Mauro Lucco, che invece ritiene la versione Sorlini come un “prodotto di bottega, seppur fra i più nobili”).
La Madonna Sorlini è stata esposta, in vista del restauro eseguito da Giulio Bono (concluso nel giugno 2025), alle Gallerie dell’Accademia tra dicembre 2023 e aprile 2024. Il dipinto mostra il Bambino dormiente su un parapetto, la Madonna in preghiera con manto rosso, davanti a un cielo digradante dall’alba all’azzurro. Pur simili, le due versioni (Sorlini e Verona) non sono identiche: nella prima il Bambino è più armonioso, la Madonna più svettante e monumentale. Bellini operava variazioni sullo stesso tema, talvolta con l’uso di cartoni. Il punto di carriera è simile a quello che si vede nella Santa Giustina Bagatti Valsecchi, con richiami a Mantegna e alla spazialità di Piero della Francesca, in una sintesi che riflette pienamente lo stile belliniano del 1470 circa.
