• SEGUICI SU
  •  
  •  
  •  
  •  
  • GALLERIE D’ITALIA
  • COPYRIGHT
  • CONTATTI
  • GALLERIE D’ITALIA
  • COPYRIGHT
  • CONTATTI
    • IL PROGETTO
    • LE EDIZIONI
    • RESTORIES
    • LE PUBBLICAZIONI
    • VIDEO
    • Restituzioni
    • Restituzioni monumentali
    • Spin-Off
    Torna a Restituzioni 2025

    Madonna con il Bambino

    Data: 1480 circa
    Artista: Pietro e Giovanni Alemanno
    Nascita artista: notizie dal 1478 al 1492
    Tecnica/Materiali: legno di pioppo dorato, dipinto e graffito
    Dimensioni: 167 × 86 × 66 cm
    Provenienza: Capua (Caserta), chiesa di Sant’Eligio
    Collocazione: Capua (Caserta), cattedrale
    Edizione: Restituzioni 2025
    Autore scheda in catalogo: Paola Coniglio
    Restauro: Giuseppe Di Palma, Giuseppe Ricciardi, Orsola Riccio
    Ente di Tutela: Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Caserta e Benevento

    Opera restaurata da Giuseppe Di Palma, Giuseppe Ricciardi, Orsola Riccio, con la direzione di Paola Coniglio, Giulia Nanfa (Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Caserta e Benevento)

    Scheda breve

    Proveniente dalla chiesa di Sant’Eligio a Capua, ma collocata da tempo nel duomo cittadino, questa bellissima scultura lignea raffigura la Madonna con il Bambino: seduta sul trono, la Vergine stringe a sé il Bambino, sulla cui mano sinistra è poggiato un cardellino, prefigurazione della Passione. Insieme ad altre quattro figure, l’opera occupava in origine una nicchia nel registro principale di un complesso e articolato polittico ligneo che si ergeva nel coro della chiesa capuana.

    La ricostruzione delle intricate vicende storiche legate a questo gruppo scultoreo si deve a Elisabetta Fadda, che ne ha altresì confermato, con argomentazioni convincenti, l’attribuzione – avanzata per la prima volta da Raffaello Causa – agli scultori, d’origini nordiche, ma attivi a Napoli almeno dal 1478.

    Dalla testimonianza dell’erudito locale Fabio Vecchioni (1597-1675), rintracciata da chi scrive per l’occasione, sappiamo che a destra della Vergine erano Santa Caterina e San Giovanni Battista, a sinistra Sant’Agata e Sant’Eligio. Sempre Vecchioni ricorda che l’opera si chiudeva in alto, secondo gli schemi dei grandi polittici lignei tardogotici, con guglie e pinnacoli.

    La fama conquistata dal grandioso retablo, legata al “miracolo” del 1501 – quando, durante il terribile Sacco di Capua, i francesi tentarono invano di trafugare l’ancona –, non è stata tuttavia sufficiente a impedire che i padri teatini, insediati in Sant’Eligio, nel 1747 la smantellassero, lasciandovi la sola Madonna con il Bambino.

    Pur respinta da alcuni studiosi, l’attribuzione a Pietro Alemanno non solo convince, ma può anche trovare, alla luce del restauro eseguito, ulteriore conferma. La lunga e delicata pulitura della superficie pittorica ha restituito la brillantezza dei colori, la preziosità materica delle vesti e la raffinatezza di alcuni dettagli ornamentali, da decenni occultate, oltre che dallo sporco e dai depositi, da uno spesso strato di vernice cerata.

    Grazie al “nuovo” aspetto assunto, risaltano maggiormente le affinità stilistiche con sculture analoghe, documentate o unanimemente attribuite a Pietro e a Giovanni Alemanno. Mi riferisco in particolare alla Madonna conservata nel Museo Nazionale di San Martino a Napoli, facente parte del Presepe proveniente dalla chiesa di San Giovanni a Carbonara, e alla figura – ancora non identificata – esposta nel Museo Nazionale del Palazzo Venezia a Roma.

    La resa di alcuni dettagli formali, quali il volto tondeggiante, il taglio degli occhi, i capelli dalle ciocche spesse, nonché il modo di svolgere i panneggi, che ricadono pesantemente ai piedi delle figure creando pieghe profonde, attraversate da intensi trapassi chiaroscurali, costituiscono elementi a favore dell’attribuzione agli Alemanno.

    Segno distintivo della Madonna con il Bambino capuana è l’uso della tecnica dell’estofado de oro, che prevedeva il rivestimento dell’intera superficie lignea con la foglia d’oro zecchino; su questa erano applicati i colori (nel caso specifico la lacca rossa sulla veste della Vergine e l’azzurrite sul mantello), che venivano successivamente asportati con strumenti a punta, attraverso lo sgraffito (o graffiatura), per far emergere la preziosa lamina metallica sottostante.

    Il legante oleoso che è stato impiegato per questi due colori, e la cui presenza è stata riscontrata dalla spettrofotometria a infrarosso eseguita ad hoc, utile a esaltare l’effetto traslucido dei due pigmenti, è attestato in altre opere degli Alemanno, quali quelle che compongono il Presepe oggi a San Martino: potrebbe essere questo un ulteriore elemento – di natura squisitamente tecnica – a conferma dell’assegnazione della scultura di Capua a Pietro e a Giovanni

    Le fasi del restauro

    Prima
    Prima
    Foto Claudio Falcucci

    Prima del restauro

    Durante
    Visualizza più foto Visualizza meno foto
    Durante
    Foto Claudio Falcucci

    Prima del restauro, radiografia

    Foto Claudio Falcucci

    Prima del restauro, fluorescenza UV

    Foto Di Palma restauri

    Durante il restauro, saggio di pulitura sulla superficie dorata

    Foto Di Palma Restauri

    Durante il restauro, saggio di pulitura sull’incarnato

    Foto G. Panza

    Durante il restauro, stuccatura

    Dopo
    Dopo
    Foto G. Panza

    Dopo il restauro

    (Foto G. Panza

    Dopo il restauro, particolare

    Approfondimenti

    Restituzioni 2025. Guida alla mostra

    a cura di Giorgio Bonsanti, Carla Di Francesco, Carlo Bertelli (curatore emerito), Torino 2025 (guida cartacea)

    Restituzioni 2025

    a cura di Giorgio Bonsanti, Carla Di Francesco, Carlo Bertelli (curatore emerito), Torino 2025 (PDF online)

    Scheda dal catalogo

    https://restituzioni.com
    Accessibilità Privacy policy INTESA SANPAOLO