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    Leonessa (I puma)

    Data: 1924
    Artista: Giulio Aristide Sartorio
    Nascita artista: Roma, 1860
    Morte artista: Roma, 1932
    Tecnica/Materiali: olio su tela
    Dimensioni: olio su tela
    Provenienza: dono di Antonio Muñoz
    Collocazione: Anticoli Corrado (Roma), Civico Museo d’Arte Moderna e Contemporanea
    Edizione: Restituzioni 2025
    Autore scheda in catalogo: Manuel Carrera
    Restauro: Cristiana Maria Noci
    Ente di Tutela: Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Roma e per la provincia di Rieti

    Opera restaurata da Cristiana Maria Noci, con la direzione di Paola Lipani (Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Roma e per la provincia di Rieti)

    Scheda breve

    Come indicato nell’iscrizione autografa posta sul bordo superiore della tela, il dipinto fu eseguito nel 1924, anno in cui Giulio Aristide Sartorio, in qualità di commissario per le Belle Arti, prese parte alla missione della regia nave Italia, incaricata di promuovere l’arte e l’industria italiane nei Paesi dell’America meridionale. Durante il viaggio l’artista realizzò centinaia di dipinti, tra cui l’opera in esame, che riporta anche l’indicazione del luogo di esecuzione, o forse di ispirazione: il giardino zoologico di Buenos Aires, allora diretto dal romano Clemente Onelli.

    Il dipinto compare fin dal 1935 nell’inventario del museo di Anticoli Corrado, borgo che Sartorio aveva iniziato a frequentare già alla fine dell’Ottocento, periodo in cui si misurava assiduamente con i motivi della campagna romana. Vi fece ritorno anche dopo la Prima guerra mondiale, quando, nel 1919, ambientò nel paese diverse scene del film Il Mistero di Galatea. Come riportato dalla testimonianza dello scultore anticolano Carlo Toppi, la tela non fu donata direttamente dall’artista: apparteneva infatti alla collezione personale di Antonio Muñoz, il quale, in occasione della raccolta di opere per la costituzione del primo nucleo della collezione civica organizzata da un gruppo di artisti locali, la offrì insieme a un disegno di Antonio Mancini, poi andato distrutto.

    Nel dépliant pubblicato per l’inaugurazione del museo, avvenuta il 15 settembre del 1935 alla presenza del governatore di Roma Giuseppe Bottai, il dipinto è menzionato come Leonessa, titolo tuttora in uso. Tuttavia, un’osservazione più attenta induce a dubitare della corretta identificazione dell’animale raffigurato, che appare più vicino, per morfologia, a un puma. Tale lettura trova ulteriore conferma nell’osservazione del manto, a cui il restauro ha restituito la tonalità originale grazie alla rimozione della vernice protettiva, che, alterata dall’ossidazione, aveva conferito all’intera superficie un tono giallastro fuorviante. Non si può dunque escludere che la tela corrisponda al dipinto presentato alla I Mostra d’Arte Marinara di Roma del 1926 – in cui Sartorio esponeva diversi lavori realizzati in America Latina – intitolato Buenos Aires. Giardino zoologico. I puma. Sarebbe del resto coerente anche il titolo al plurale: nel quadro anticolano, infatti, si distinguono due animali, di uno dei quali sono visibili soltanto le zampe posteriori e la coda.

    Il dipinto appartiene a un’ampia produzione dedicata al mondo animale affrontata da Sartorio lungo l’intero arco della sua attività, e a cui nel 1914 Luigi Serra, ispettore delle Regie Gallerie di Venezia, dedicò un intero volume. L’interesse per il soggetto zoologico rivestiva infatti un ruolo centrale all’interno della sua ricerca fin dagli esordi. La formazione del giovane Sartorio si svolse in ambito familiare, sotto la guida del padre Raffaele e del nonno Girolamo. Quest’ultimo, scultore, gli trasmise già dall’infanzia le prime nozioni di anatomia animale.

    Inizialmente attivo nella riproduzione di modelli antichi, Girolamo Sartorio si distinse successivamente per la realizzazione di gruppi scultorei a soggetto zoologico. Come ricordava Serra, alcune di queste opere sono tuttora conservate in collezioni di rilievo, come i Musei Vaticani e la Biblioteca Ambrosiana di Milano.

    Dall’infanzia fino alle più mature osservazioni nei giardini zoologici inglesi e tedeschi, il tratto distintivo della produzione animalista di Giulio Aristide Sartorio fu la ricerca costante di una resa icastica del soggetto, colto non soltanto nella sua struttura fisica, ma anche nella sua espressione più intima. Gli animali, spesso rappresentati come presenze isolate dal contesto naturale, divengono oggetto di un’indagine quasi introspettiva, orientata a restituirne appieno il temperamento e la forza espressiva.

    Le fasi del restauro

    Prima
    Prima
    Foto Cristiana Maria Noci

    Prima del restauro, Giulio Aristide Sartorio, Leonessa (I puma)

    Durante
    Durante
    Foto Cristiana Maria Noci

    Durante il restauro, Giulio Aristide Sartorio, Leonessa (I puma), saggi di pulitura

    Foto Cristiana Maria Noci

    Durante il restauro, Giulio Aristide Sartorio, Leonessa (I puma), saggio di pulitura

    Foto Cristiana Maria Noci

    Durante il restauro, Giulio Aristide Sartorio, Leonessa (I puma), saggio di pulitura

    Dopo
    Dopo
    Foto Cristiana Maria Noci

    Dopo il restauro, Giulio Aristide Sartorio, Leonessa (I puma)

    Approfondimenti

    Restituzioni 2025. Guida alla mostra

    a cura di Giorgio Bonsanti, Carla Di Francesco, Carlo Bertelli (curatore emerito), Torino 2025 (guida cartacea)

    Restituzioni 2025

    a cura di Giorgio Bonsanti, Carla Di Francesco, Carlo Bertelli (curatore emerito), Torino 2025 (PDF online)

    Scheda dal catalogo

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