Anticoli Corrado: il paese delle modelle Quando durante la prima meta dell’Ottocento pittori e scultori di tutta Europa cominciarono a esplorare i dintorni di Roma alla ricerca di scorci pittoreschi e nuove fonti d’ispirazione, il borgo di Anticoli Corrado fu una delle scoperte piu interessanti. Oltre al paesaggio e alle architetture, gli artisti restarono affascinati dagli abitanti, ammirati per la loro bellezza classicheggiante e per la loro innata disinvoltura nel posare, soprattutto nel nudo. Dalla fine del XIX secolo, sempre piu pittori e scultori vi soggiornarono, affittando studi anche per lunghi periodi: la fama di “paese delle modelle” arrivo ad attrarre personalita come, tra gli altri, Arturo Martini, Giuseppe Capogrossi e Marcel Duchamp, quest’ultimo presente nel 1925 e nel 1965. Nel corso degli anni venti, molti degli artisti residenti donarono al Comune opere eseguite in loco, formando il primo nucleo del Civico Museo d’Arte Moderna e Contemporanea, inaugurato nel 1935 alla presenza del ministro Giuseppe Bottai
Documentato ad Anticoli Corrado fin dai primi anni novanta dell’Ottocento, lo svizzero Hans Lendorff vi fece ritorno più volte, attratto dalla natura, che gli ispirò luminosi paesaggi dal sapore arcadico, ma ancor più dagli abitanti del borgo. È noto come il fenomeno artistico di Anticoli Corrado sia strettamente legato alla storia della sua comunità e, in particolare, al ruolo delle donne. Le anticolane furono per molti artisti non solo modelle avvenenti e abbastanza emancipate da non temere di posare senza veli, ma anche compagne attente e premurose, spesso capaci, grazie al loro spiccato senso pratico, di gestire le carriere dei loro compagni, talvolta persino influenzandone le scelte artistiche, espositive e commerciali. La fama dei modelli e delle modelle locali si diffuse presto oltre i confini italiani, attirando nel borgo artisti di diversa provenienza geografica e culturale. È in questo contesto che si inserisce la presenza ad Anticoli Corrado di Hans Lendorff, pittore bernese che alternava i soggiorni nel borgo a quelli a Roma, dove si era trasferito dopo un periodo di formazione a Parigi presso Gustave Boulanger, Jules Lefebvre e Benjamin-Constant.
Le mendicanti si colloca nel solco di quel filone del realismo europeo che, tra Otto e Novecento, focalizzava l’indagine sulla dimensione psicologica della figura umana. Nel dipinto si ravvisa altresì un’evidente affinità con la pittura romana del primo Novecento, ben nota a Lendorff grazie soprattutto alle esposizioni annuali della Società Amatori e Cultori di Belle Arti, nelle quali molto spazio era riservato alle scene di vita quotidiana in campagna. Si pensi alle opere di artisti come Umberto Coromaldi o Camillo Innocenti, quest’ultimo consacrato alla fama internazionale dalla medaglia d’oro all’Esposizione Universale di St. Louis del 1904 con il dipinto Canzone ciociara (collezione privata), per il quale posò “Giggi il moro”. L’anno seguente, alla Biennale di Venezia, fu nuovamente premiato con Sui monti (Budapest, Szépművészeti Múzeum).
Nel dipinto in esame, Lendorff ritrae due bambine in costume anticolano, colte senza eccesso di enfasi patetica, conferendo profonda dignità umana alle due figure. Inizialmente inventariato con il titolo Due orfanelle, il quadro reca sul retro alcune iscrizioni con ogni probabilità autografe, in cui, oltre agli indirizzi dell’abitazione e dello studio dell’artista, è indicato il titolo originale in tedesco Die Bettlerinnen (Le mendicanti). L’opera si inserisce nella vasta produzione di dipinti che Lendorff realizzò durante i suoi soggiorni estivi nel borgo della valle dell’Aniene, tra paesaggi, scene di genere e ritratti, in cui suggestioni böckliniane si intrecciano a un realismo indagatore. Il recente restauro ha permesso di osservare come la tela, rispetto all’aspetto attuale, fosse in origine di dimensioni maggiori: Lendorff, probabilmente per esigenze compositive, ne riadattò il formato scegliendo un telaio più piccolo, ripiegando parte della superficie dipinta sul retro.
L’ingresso del quadro nel patrimonio del Civico Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Anticoli Corrado avvenne il 19 febbraio 1985 grazie alla donazione di Ubaldo Olmastroni, erede universale dell’artista, il quale, venuto a sapere dalla nipote Màlgari Onnis Porrino dell’attività del direttore Umberto Parricchi nella raccolta di nuove opere di artisti attivi ad Anticoli Corrado, decise di contribuire all’incremento della collezione.
