La Società Gallaratese per gli Studi Patri, fondata nel 1896, presso il proprio museo, inaugurato nel 1926, conserva tra i suoi reperti più singolari un modello di Laufmaschine o Draisina, inventata nel 1817 dal barone Karl Drais von Sauerbronn a Karlsruhe.
Rispetto al celerifero parigino del 1791, la draisina contiene l’evoluzione tecnica della mobilità della ruota anteriore su di un asse verticale tramite un manubrio, che permetteva al conducente di girare a destra o a sinistra a suo piacimento e così di indirizzare il veicolo. Il movimento orizzontale avveniva mediante spinta dei piedi a terra. Il successo della draisina fu immediato e venne presto imitata con produzioni locali e con accorgimenti modificativi e sperimentali nella meccanica e nella ciclistica.
La draisina di Gallarate presenta innovazioni del tutto peculiari, espressione delle produzioni ingegneristiche del primo Ottocento, che ne fanno un esemplare originale e completo, come è stato messo in evidenza a seguito del restauro che ha rivelato dettagli in precedenza sconosciuti.
Sul piano estetico è una commistione fra un celerifero, con la sagoma del drago, e una draisina, con l’innovazione tecnica dello sterzo anteriore: si tratterebbe di uno dei primi prototipi, ancora legati alla raffigurazione estetica che per i celeriferi contemplava decorazioni zoomorfe raffiguranti cani, cavalli, serpenti o leoni. Il restauro ha permesso di evidenziare come la testa del drago fosse ricoperta da una lamina d’oro.
Le protezioni laterali in pelle delle ruote (con funzione sia di parafanghi sia di sicurezza) costituiscono una singolarità dell’esemplare gallaratese e non sono presenti nei modelli attestati dalla bibliografia consultata.
Molto ingegnoso è il sistema di regolazione dell’altezza della sella, riscontrato anche su altri modelli ma non presente in origine, a conferma della sintesi nell’esemplare gallaratese di tutti gli accorgimenti tecnici più avanzati dell’epoca al servizio dell’utilizzatore di questa macchina che, nell’intenzione del barone Drais, era stata “inventata per far marciare una persona a gran velocità, rendendo la marcia molto leggera e poco faticosa grazie a un sedile che sopporta il peso del corpo e che è fissato su due ruote che si muovono con facilità per la spinta dei piedi”.
La giunzione delle forcelle all’altezza del mozzo delle ruote è raffinata e con una copertura in ferro dall’evidente funzione non solo estetica, ma anche di rinforzo e protezione dei punti più delicati e importanti per il funzionamento del veicolo.
Pregevole la decorazione del piantone dello sterzo e la particolare attenzione all’imbottitura del reggigomiti centrale, sul quale veniva anche appoggiato il torace durante la fase di spinta del velocipede: l’imbottito in paglia è stato rivestito da una pelle color marrone.
Questo originale mezzo di spostamento venne donato alla Studi Patri dal conte Gian Domenico Oltrona Visconti (1919-2000; già presidente della Società Gallaratese per gli Studi Patri dal 1966 al 1983 e responsabile della “Rassegna Gallaratese di Storia e d’Arte” dal 1953 al 1978), raffinato storico e collezionista. Si può ipotizzare che egli abbia selezionato e acquisito espressamente un esemplare peculiare di draisina, che coniugasse elementi della tradizione con le moderne innovazioni tecnologiche del tempo, senza precedenti tra i modelli pervenuti agli studiosi della materia.
La draisina gallaratese si colloca nella tendenza spiccatamente lombarda della prima metà dell’Ottocento di sensibilità verso le innovazioni provenienti dal contesto europeo, e al contempo cura per i profili estetici e romantici, che la rendono una significativa e originale testimonianza storica. Questo esemplare è sempre stato conservato inedito nei depositi del museo e ora, grazie al restauro effettuato, potrà essere inserito nel percorso museale insieme ad altri modelli di biciclette della seconda metà del XIX secolo per attestare l’evoluzione ottocentesca di questo mezzo di trasporto
