L’Innalzamento della croce fu acquisito dal Museo Poldi Pezzoli nel 1885, durante la direzione di Giuseppe Bertini che seguì alla morte di Gian Giacomo Poldi Pezzoli nel 1879.
Nonostante il cattivo stato di conservazione e i dubbi di alcuni studiosi, il dipinto è stato generalmente considerato autografo e datato nella fase più tarda della carriera di Bernardino Luini, in prossimità del ciclo della Passione sul tramezzo di Santa Maria delle Grazie a Lugano (1529).
Per quanto è stato possibile, il restauro di Anna Lucchini ha reso il quadro più leggibile e ne ha confermato lo stato di originale, benché impoverito, molto integrato e compromesso dalla perdita di vaste zone di colore. Il riferimento alla maturità dell’artista, all’incirca tra gli affreschi della cappella maggiore del santuario di Santa Maria dei Miracoli di Saronno (1525) e la Passione di Lugano (1529), appare ancora sostenibile. A quell’epoca i legami con Zenale e Bramantino, molto forti nel decennio precedente, si fecero meno stretti, complice anche la conoscenza di Raffaello avvenuta in un viaggio a Roma reso noto da Cesariano nel suo commento al De architectura di Vitruvio, stampato nel 1521.
Divenuto il pittore più affermato sulla scena milanese, Luini in quegli anni era affiancato da una bottega molto conforme al suo stile, la cui presenza si avverte tanto nei cicli di affreschi quanto nella produzione a destinazione privata. Questo fatto e i danni pregressi vanno tenuti presenti nel considerare l’Innalzamento della croce, che comunque presenta una composizione originale e nelle parti meglio leggibili – il gruppo delle pie donne e di san Giovanni, il soldato in armatura – lascia intravedere una qualità sostenuta. I motivi della città turrita e dei personaggi a cavallo sullo sfondo sono tipici dell’artista, come pure la gamma cromatica chiara e brillante.
Il soggetto e il formato suggeriscono che esso fosse parte di una serie di storie di Cristo.
