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    Torna a Restituzioni 1999

    I santi Bovo, Francesco e Antonio

    Data: 1595
    Artista: Paolo Farinati
    Nascita artista: Verona 1524
    Morte artista: Verona 1606
    Tecnica/Materiali: Olio su tela
    Dimensioni: 286,2 x 187,3 cm
    Provenienza: Ab origine
    Collocazione: Diocesi di Verona
    Edizione: Restituzioni 1999
    Autore scheda in catalogo: Anna Malavolta
    Restauro: Alessandra Cottone
    Ente di Tutela: Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici del Veneto

    Marogni S.or Jeronimo e S.or Camil frateli: fatoli una ancona di S. Bovo, S. Francesco e S. Antonio per la sua iesia di Soave: la portò via credo a la Madalena 1595. (Giornale di Paolo Farinati) Nella pala di Soave Paolo Farinati raggiunge la maturità del proprio linguaggio artistico, mettendo a punto una singolare strategia comunicativa, tutta incentrata sul ruolo dei santi della devozione popolare.

    Scheda breve

    Protagonisti dello spazio figurativo sono i santi Bovo, Francesco e Antonio Abate, che si presentano a figura intera contro uno sfondo roccioso e un cielo azzurro intenso addensato di nuvole. Risalta al centro la figura di san Bovo, che emerge dall’ombra con un’armatura lucente e un grande vessillo in mano, a significare l’impegno della fede militante. Alla sua destra Francesco, con il caratteristico saio e la barba incolta, volge lo sguardo verso l’alto, in direzione della colomba irraggiata da fasci luminosi. Dall’altra parte Antonio Abate, con la caratteristica campanella, siede su una roccia meditando pensosamente su un libro.

     

     

    L’opera, commissionata da Girolamo e Camillo Marogna per la chiesa di San Lorenzo a Soave, rispecchia l’adesione di Paolo Farinati ai codici linguistici della pittura religiosa della Controriforma. Dal punto di vista stilistico il dipinto appare perfettamente coerente con l’estrema produzione dell’artista, connotata dalla ripetitività degli schemi e dall’accentuarsi di una stesura coloristica assai veloce, supportata da una sottilissima preparazione. Caratteristico di questa fase è inoltre l’uso di riquadrare la scena con quinte arboree e sfondi rocciosi, ma anche il ricorso a una retorica gestuale particolarmente enfatica insieme alla particolare disposizione dei personaggi nel primo piano, posti a riempire l’intera la scatola scenica. Qui, tuttavia, è possibile cogliere un certo rigore compositivo, dovuto alla misurata monumentalità del santo centrale, con lo stendardo che occupa la parte superiore, in modo da evitare lo sgradevole effetto del sovraffollamento.

     

     

    Il dipinto versava in un pessimo stato di conservazione: il colore appariva consunto da alcuni arbitrari interventi di pulitura e ridotto, in certi punti, a una sottile velatura. La parte alta dell’opera era stata manomessa in epoca ottocentesca, per adeguare la dimensione rettangolare del dipinto ai nuovi altari, eretti in seguito alla riedificazione della chiesa. Erano inoltre presenti macchie, rigature e diverse ridipinture, insieme a uno spesso strato di polveri.

    Il restauro è stato effettuato in diversi fasi: la prima ha riguardato la rintelatura; è poi seguita la pulitura, che ha richiesto particolari attenzioni a causa dello stato di degrado della pittura. Dopo le debite stuccature a gesso e a colla di coniglio è stato iniziato il complesso intervento di restauro pittorico, che ha permesso di ottenere un’adeguata leggibilità e un nuovo decoro dell’opera.

     

    Redazione Restituzioni

    Le fasi del restauro

    Prima
    Prima

    Prima del restauro

    Dopo
    Dopo

    Dopo il restauro

    Approfondimenti

    Restituzioni 1999

    Capolavori restaurati, a cura di Fernando Rigon, Vicenza 1999

    Relazione di restauro

    Altre opere dell'edizione

    scultura

    Ritratto di ignoto

    scultura

    Statua dell’Hora dell’Autunno

    arredi e suppellettili

    Capsella di Samagher

    corredo funerario

    Oggetti di abbigliamento e ornamento da corredi funerari di epoca longobarda

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