Protagonisti dello spazio figurativo sono i santi Bovo, Francesco e Antonio Abate, che si presentano a figura intera contro uno sfondo roccioso e un cielo azzurro intenso addensato di nuvole. Risalta al centro la figura di san Bovo, che emerge dall’ombra con un’armatura lucente e un grande vessillo in mano, a significare l’impegno della fede militante. Alla sua destra Francesco, con il caratteristico saio e la barba incolta, volge lo sguardo verso l’alto, in direzione della colomba irraggiata da fasci luminosi. Dall’altra parte Antonio Abate, con la caratteristica campanella, siede su una roccia meditando pensosamente su un libro.
L’opera, commissionata da Girolamo e Camillo Marogna per la chiesa di San Lorenzo a Soave, rispecchia l’adesione di Paolo Farinati ai codici linguistici della pittura religiosa della Controriforma. Dal punto di vista stilistico il dipinto appare perfettamente coerente con l’estrema produzione dell’artista, connotata dalla ripetitività degli schemi e dall’accentuarsi di una stesura coloristica assai veloce, supportata da una sottilissima preparazione. Caratteristico di questa fase è inoltre l’uso di riquadrare la scena con quinte arboree e sfondi rocciosi, ma anche il ricorso a una retorica gestuale particolarmente enfatica insieme alla particolare disposizione dei personaggi nel primo piano, posti a riempire l’intera la scatola scenica. Qui, tuttavia, è possibile cogliere un certo rigore compositivo, dovuto alla misurata monumentalità del santo centrale, con lo stendardo che occupa la parte superiore, in modo da evitare lo sgradevole effetto del sovraffollamento.
Il dipinto versava in un pessimo stato di conservazione: il colore appariva consunto da alcuni arbitrari interventi di pulitura e ridotto, in certi punti, a una sottile velatura. La parte alta dell’opera era stata manomessa in epoca ottocentesca, per adeguare la dimensione rettangolare del dipinto ai nuovi altari, eretti in seguito alla riedificazione della chiesa. Erano inoltre presenti macchie, rigature e diverse ridipinture, insieme a uno spesso strato di polveri.
Il restauro è stato effettuato in diversi fasi: la prima ha riguardato la rintelatura; è poi seguita la pulitura, che ha richiesto particolari attenzioni a causa dello stato di degrado della pittura. Dopo le debite stuccature a gesso e a colla di coniglio è stato iniziato il complesso intervento di restauro pittorico, che ha permesso di ottenere un’adeguata leggibilità e un nuovo decoro dell’opera.
Redazione Restituzioni
