L’arazzo raffigura l’episodio descritto nel capitolo terzo degli Atti degli Apostoli, in cui san Pietro e san Giovanni nell’ora della preghiera salgono al Tempio e, giunti alla Porta Bella, incontrano uno storpio che chiede l’elemosina e Pietro, prendendolo per mano, compie il miracolo della guarigione.
Nella rappresentazione san Pietro, al fianco di san Giovanni, porge la mano allo storpio, raffigurato a terra con il suo bastone e, intorno a loro, la folla si appresta a osservare il miracolo. A inquadrare la scena è una cornice che presenta lateralmente le quattro virtù cardinali (Temperanza, Giustizia, Fortezza e Prudenza) e nella sezione inferiore le virtù teologali (Fede, Carità e Speranza) con intramezzi di frutti e fiori sorretti da putti. In basso a sinistra, nella bordatura blu esterna, è visibile il monogramma della manifattura (due «b» rovesciate con lo scudo al centro a indicare la città e la regione di produzione, ossia Bruxelles-Brabante), mentre sul bordo destro la lettera «m» è attraversata da una barra a formare una «h», così da indicare le iniziali del capobottega Heinrich Mattens, arazziere fiammingo di grande prestigio di cui si hanno notizie fino al 1629-1630 circa. Secondo la maggior parte degli studiosi, la serie dei nove arazzi custoditi a Loreto è databile, su base stilistica e tecnica, tra il 1620 e il 1624.
Il disegno della Guarigione dello storpio riprende quello del corrispettivo cartone preparatorio realizzato da Raffaello Sanzio, su commissione di papa Leone X del 1514, per gli arazzi della Cappella Sistina ed eseguito, come gli altri della serie, tra il 1515 e il 1516 con l’aiuto degli allievi. Successivamente, i cartoni raffaelleschi furono inviati a Bruxelles per essere tessuti in arazzo dal maestro Pieter van Aelst ed essere infine esposti nel 1519.
Nel 1600 i cartoni da Bruxelles passarono a Genova e, acquistati nel 1623 da Sir Francis Crane per conto di Carlo I, arrivarono in Inghilterra nel 1624, dove sono custoditi ancora oggi al Victoria and Albert Museum.
Gli arazzi del Museo Pontificio di Loreto sono stati donati al santuario dal nobile genovese Giovanni Battista di Nicola (o Niccolò) Pallavicino nel 1665 e giunti a Loreto l’8 agosto 1667 su commissione del fratello di Giovanni, Lazzaro Pallavicino. Gli arazzi si trovavano probabilmente a Genova presso il Palazzo Pallavicino (oggi Pallavicini-Cambiaso), in custodia presso un altro fratello di Giovanni Battista, Stefano.
Poco sappiamo circa le modalità di committenza degli arazzi lauretani e la loro derivazione dai cartoni raffaelleschi. Viste le sostanziali differenze rispetto alla serie vaticana e la latitanza dei disegni preparatori prima del 1623, è da escludere che essi possano essere stati tessuti a partire dai cartoni originali. È probabile, quindi, che il riferimento sia a disegni già presenti nella bottega di Mattens e tratti da quelli dell’urbinate, oppure che Giovanni Battista Pallavicino li avesse fatti copiare nel periodo della loro permanenza a Genova e poi portati con sé nella propria residenza nelle Fiandre. Inoltre, la maggior parte degli studiosi sostiene che il nobile genovese avesse acquistato la serie già finita in un mercato d’arte fiammingo o direttamente da Mattens.
La serie, una volta giunta al santuario, è stata dapprima esposta nella sala del Tesoro (attuale cappella dei Santi Pellegrini, detta anche del Pomarancio) all’interno della basilica ed è poi passata nel guardaroba, per essere esibita soltanto in occasione della festa del Corpus Domini all’interno della Spezieria della Santa Casa. Nel 1797 fu trafugata a seguito delle spoliazioni napoleoniche e riportata a Loreto grazie a un riscatto promosso da alcuni cittadini loretani, tornando così nella vecchia sede fino al 1885. L’anno seguente trovò posto nel Palazzo Apostolico, allora Palazzo Regio, in una sala soprannominata successivamente “degli arazzi” e dal 1898 è permanentemente esposta nelle sale dell’odierno Museo Pontificio Santa Casa.
