Nella schiera immensa dei santi cristiani che poggiano sulle nuvole del cielo risalta il ritaglio con la vergine Orsola insieme alle proprie compagne, in angolo a destra, nella zona inferiore. Una delle vergini si volge all’esterno chiamando lo spettatore devoto a contemplare lo spazio celeste, dove può incontrare i protagonisti della tradizione religiosa cattolica: da san Sebastiano trafitto da una freccia a san Francesco con il consueto saio marrone, da san Paolo con la grande spada del martirio a san Giovanni Battista con la croce e il cartiglio (“Ecce agnus Dei”) a san Giovanni Evangelista fino ai protagonisti delle storie veterotestamentarie, come Mosè con le tavole della Legge e re David con la lira.
Nella parte alta, su una corona di nubi, la Vergine viene incoronata dalla Santa Trinità, qualificandosi gloriosa Regina dei cieli.
L’opera è oggetto di una complessa vicenda critica, incentrata sulla questione attributiva che l’attuale restauro ha risolto in favore di Felice Brusasorzi, figlio di Domenico, e di Zeno Donise, giovane allievo di Felice. Le fonti documentarie sono purtroppo scarne, anche se già un riferimento a Felice è contenuto nella prima della Visite Pastorali che ci sono giunte, relative al dipinto. In particolare, la tersa levigatezza dei volti, la minuziosa cura delle capigliature, la morbidezza setosa delle vesti, giocata su tonalità pastello rischiarate da guizzi luminosi, depongono a favore di Felice. Altri dettagli stilistici, invece, come l’acceso colorismo e la naturalezza di alcune figure, avvalorano l’ipotesi di un intervento del collaboratore Zeno Donise, personalità artistica criticamente riscoperta solo in tempi recenti e in modo ancora parziale.
Il dipinto è stato, in passato, oggetto di un rimaneggiamento, che ha comportato una lieve riduzione delle dimensioni, e di una pulitura purtroppo molto aggressiva che ha compromesso la lettura cromatica dell’opera. La superficie pittorica risultava inoltre danneggiata dalla presenza di tre buchi, forse provocati da bruciature di candela, chiusi con delle toppe. L’insufficiente tensionamento della tela ha reso necessaria un’operazione di foderatura, preceduta dalla sverniciatura preliminare e dalla rimozione delle toppe. L’intervento è proseguito con l’ultimazione della pulitura, il risarcimento delle lacune, la reintegrazione pittorica e, infine, l’applicazione di un sottile film di vernice protettiva.
Redazione Restituzioni
