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    Due pareti con porte, stipiti e fastigi del tramezzo ligneo dell’altare maggiore e coppia di angeli

    Data: 1721-1728
    Artista: Valentino Poschiavin
    Nascita artista: Moena, 1677
    Morte artista: Moena, 1756
    Tecnica/Materiali: legno intagliato, scolpito, dipinto e metallizzato in ottone e stagno
    Dimensioni: 240 × 219 × 26 cm (gruppo di sinistra); 240 × 224 × 25 cm (gruppo di destra); 52,5 × 31 × 28 cm (angelo di sinistra); 53 × 38 × 32 cm (angelo di destra)
    Provenienza: passo San Pellegrino presso Moena, chiesa dell’ospizio, 1915
    Collocazione: Moena (Trento), casa canonica
    Edizione: Restituzioni 2025
    Autore scheda in catalogo: Giovanni Dellantonio
    Restauro: Stefano Gentili - Conservazione e Restauro di Beni Culturali, con la collaborazione di Elisa Turani
    Ente di Tutela: Soprintendenza per i beni e le attività culturali della Provincia Autonoma di Trento

    Opera restaurata da Stefano Gentili – Conservazione e Restauro di Beni Culturali, con la collaborazione di Elisa Turani, con la direzione di Giovanni Dellantonio, Francesca Raffaelli (Soprintendenza per i beni e le attività culturali della Provincia Autonoma di Trento)

    Scheda breve

    Le pareti in legno riccamente intagliate e dipinte, dotate di porte, affiancavano l’altare maggiore della chiesa medievale che sorgeva un tempo al passo San Pellegrino di fianco all’edificio dell’ospizio alpino, mentre dei due angeli con le ali aperte non è certa l’originaria collocazione.

    L’ospizio era stato fondato dalla Regola di Moena, il Comune di allora, nel 1358. Veniva gestito da priori che dovevano dare ospitalità ai valligiani in estate e assistenza durante tutto l’anno a viandanti, pellegrini e mercanti che attraversavano il valico posto lungo la direttrice del traffico commerciale fra Venezia, Belluno e Bolzano.

    Questi manufatti avevano una doppia funzione.

    Secondo quanto spiegato da Carlo Borromeo nel trattato dedicato alle Istruzioni sull’edilizia e la suppellettile ecclesiastica (1577), pareti come queste svolgevano anzitutto il ruolo di cancelli. Servivano per separare lo spazio davanti all’altare maggiore, liberamente accessibile ai fedeli, da quello sul retro, detto coro, riservato al clero. La seconda funzione era quella di servire da confessionali. Infatti sui loro fianchi esterni vi sono due lastre metalliche traforate, decorate con il monogramma IHS sormontato da una croce – simboli del nome e del sacrificio di Gesù Cristo –, che servivano ai fedeli che volevano confessarsi per non essere visti dai sacerdoti.

    Una fotografia pubblicata nel 1906, mostra che le pareti intagliate erano completate in alto da trabeazioni sulle quali poggiavano i due fastigi sagomati, che davano supporto a due sculture attualmente non identificabili.

    In un’accurata descrizione della chiesa pubblicata nel 1897 venne riportata per intero una scritta che permette di individuare il committente delle pareti. Un putto sulla parete di sinistra teneva un nastro – tuttora conservato – con le parole «iao. dominicus de”, mentre il nastro tenuto da un suo compagno ora non più in opera sulla parete destra, che completava la scritta con «pellegrini f.f.», è andato perduto.

    Committente delle pareti era stato Giovanni Domenico Pellegrini (1687-1764), originario di Moena, che studiò giurisprudenza presso l’Università di Salisburgo, dove si laureò nel 1725. Dopo aver lavorato come notaio e assunto il ruolo di consigliere vescovile, a partire dal 1730 fu nominato professore ordinario di diritto presso l’università. Suoi parenti svolsero il ruolo di priori dell’ospizio e sacerdoti della chiesa di San Pellegrino e Pellegrini stesso fu amico e committente anche del pittore Valentino Rovisi.

    La notte del 24 maggio 1915, quando l’Italia entrò in guerra contro l’Austria, sia la chiesa sia l’ospizio, che si trovavano in prossimità del confine fra i due Stati, furono fatti saltare con la dinamite dall’esercito austriaco per rendere libera da ostacoli la prima linea del fronte di guerra.

    Prima di allora le opere d’arte della chiesa vennero poste in salvo portandole a Moena. Le pareti intagliate del coro e le loro cimase rimasero prive delle trabeazioni che le sostenevano e lacunose di alcune parti, come il grande fiore a rilievo sulla specchiatura inferiore della porta destra.

    In occasione degli studi preparatori per la ventesima edizione di Restituzioni, si è proposto di attribuire le pareti e la coppia di angeli all’intagliatore Valentino Poschiavin per le analogie con sue opere certe Dopo il restauro, i due angeli come i rameggi a intaglio del pulpito della chiesa di Fiera di Primiero (pagati nel 1704) e gli altari del Rosario (1715) e del Carmine (1741 circa) della chiesa di San Vigilio a Moena. Anche i disegni lasciati da Poschiavin a margine del registro dei conti della Regola di Moena – della quale fu uno dei due amministratori, per sei annate fra il 1713 e 1735 –, che mostrano putti reggenti corone di serti vegetali e trombe ed elementi tratti dal mondo vegetale, dimostrano le sue capacità artistiche e ideative e si possono avvicinare agli intagli esuberanti a traforo, dipinti e decorati con maestria attraverso l’utilizzo di lacche, il blu di Prussia e foglie metalliche, provenienti dall’antica chiesa di San Pellegrino

    Le fasi del restauro

    Prima
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    Prima
    da Felicetti 1906

    Vittorio Franzelin, fotografia storica dell’interno della chiesa al Passo di San Pellegrino, 1906

    Foto Raffaele Michelotti

    Prima del restauro, fronte principale della parete sinistra

    Foto Raffaele Michelotti

    Prima del restauro, fronte principale della parete destra

    Foto Raffaele Michelotti

    Prima del restauro, i due angeli

    Foto Raffaele Michelotti

    Prima del restauro, verso

    Foto Stefano Gentili

    Prima del restauro, particolare dei frutti scolpiti

    Durante
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    Durante
    Foto Stefano Gentili

    Durante il restauro, macrofotografie delle metallizzazioni di ottone e stagno

    Foto Stefano Gentili

    Durante il restauro, fluorescenza UV

    Foto Stefano Gentili

    Durante il restauro, integrazione delle modanature lignee

    Foto Raffaele Michelotti

    Durante il restauro, metà pulitura

    Foto Raffaele Michelotti

    Durante il restauro, intervento di stuccatura

    Foto Raffaele Michelotti

    Durante il restauro, intervento di integrazione strutturale della grata metallica

    Foto Mauro Bernabei - CNR-IB

    Riprese al microscopio ottico a luce trasmessa dei due frammenti di legno prelevati dall’apparato decorativo: Campione 1, prelevato dalla componente scultorea, Campione 2 da quella strutturale. L’apparato è costituito interamente in pino cembro. La caratterizzazione anatomica è basata sull’osservazione del legno nelle tre direzioni: A) sezione trasversale; B) longitudinale radiale; C) longitudinale tangenziale; in basso, confronto tra le serie dell’apparato decorativo di Moena (in rosso) e la cronologia di riferimento (in blu) delle conifere del Trentino (TBP 6,29, THO 7,04, Glk 62,00***); le aree di colore grigio rappresentano i tratti in cui le due serie hanno lo stesso andamento (Glk significativa)

    Foto Giovanna Bortolaso

    Particolare della sezione stratigrafica al microscopio ottico e al SEM; in basso, spettro FTIR del colore blu prelevato (in rosso), confrontato con un tracciato standard di blu di Prussia (in blu) e uno di olio di lino polimerizzato (in verde)

    Foto Giovanna Bortolaso

    Particolare ingrandito della sezione stratigrafica al microscopio ottico in cui si vede il sottile film giallo interposto fra il colore verde e la metallizzazione in ottone superficiale; in basso, spettro EDS e analisi semiquantitativa nel punto segnato in blu nell’immagine al SEM in corrispondenza della foglia metallica

    Foto Giovanna Bortolaso

    In alto, due immagini al microscopio ottico del materiale analizzato costituito da piccoli frammenti di materiale semitrasparente dal colore giallino; in basso, il grafico di sovrapposizione dello spettro FTIR del frammento del campione prelevato selettivamente dall’opera (in rosso) messo a confronto con un tracciato standard di una resina terpenica (trementina veneta) invecchiata 64 anni (in blu)

    Dopo
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    Dopo
    Foto Raffaele Michelotti

    Dopo il restauro, fronte principale della parete di sinistra

    Foto Raffaele Michelotti

    Dopo il restauro, fronte principale della parete di destra

    Foto Raffaele Michelotti

    Dopo il restauro, i due angeli

    Foto Raffaele Michelotti

    Dopo il restauro, particolare del fronte principale della parete sinistra con l’angelo che trattiene il cartiglio con parte del nome del donatore

    Approfondimenti

    Restituzioni 2025. Guida alla mostra

    a cura di Giorgio Bonsanti, Carla Di Francesco, Carlo Bertelli (curatore emerito), Torino 2025 (guida cartacea)

    Restituzioni 2025

    a cura di Giorgio Bonsanti, Carla Di Francesco, Carlo Bertelli (curatore emerito), Torino 2025 (PDF online)

    Scheda dal catalogo

    https://restituzioni.com
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