I due frammenti di papiro con formule/capitoli e vignette del Libro dei Morti del Museo Civico Archeologico di Bologna, che sono stati sottoposti a restauro in occasione della ventesima edizione di Restituzioni, giunsero a Bologna nel 1861 quale parte della collezione egizia del pittore Pelagio Palagi (1775-1860).
Palagi acquisì il frammento di papiro del Libro dei Morti a nome della musicista/suonatrice di sistro di Amon-Ra Nesientefnut, figlia di Iidit (MCABo EG 3165), nel 1831 da Giuseppe Nizzoli (1792-1858), cancelliere del consolato austriaco in Egitto dal 1818 al 1828. Il frammento misura 17 × 103 cm ed è caratterizzato da un testo in scrittura ieratica con vignette a disegno lineare.
Testo e vignette sono tracciati con inchiostro nero, a eccezione di un paio di rubricature a incipit di formula. Il frammento conserva la parte superiore di un documento funerario di altezza almeno doppia e di lunghezza maggiore. Uno dei due fogli di papiro che lo costituiscono è di riutilizzo, come si deduce dalla presenza di alcune tracce di inchiostro nero corrispondenti a 4-5 righe di testo in demotico malamente cancellate. A destra si trova la vignetta (110c+110b) illustrativa del capitolo 110 del Libro dei Morti, che mostra la defunta impegnata nei lavori agricoli dell’aldilà; a sinistra parte della vignetta del capitolo 125, raffigurante la psicostasia o pesatura dell’anima, cioè il giudizio che la defunta Nesientefnut doveva affrontare nel tribunale del dio Osiri nell’aspettativa di una vita eterna. La parte centrale è occupata da due colonne di testo, corrispondenti ai capitoli 100/129 e 101 del Libro dei Morti. Su base stilistica e filologica gli studiosi attribuiscono il papiro alle necropoli dell’area tebana e lo datano all’Epoca Tolemaica (332-30 a.C.).
L’adesione del papiro a una sottile carta a inizi Ottocento può considerarsi la principale causa del degrado, che ha reso urgente un’approfondita indagine diagnostica con conseguente intervento conservativo. Lo stress fisico/meccanico causato alle fibre dall’adesione a un supporto secondario ha causato rotture, delaminazioni e lacune, infragilendo il papiro.
Non è invece ancora certo chi abbia venduto a Palagi il secondo frammento di Libro dei Morti in scrittura geroglifica e con vignette a colori, dedicato a un’altra donna di nome Tuy (MCABo EG 3168), che gli studiosi datano su base filologica ai regni di Thutmose III e Amenhotep II (1479-1400 a.C.).
Prima del trattamento conservativo il documento misurava 38 × 72 cm e corrispondeva a una sorta di patchwork di frammenti privo di coerenza filologica. Non è noto chi lo abbia assemblato nel corso dell’Ottocento, incollandolo su un supporto cartaceo, così da recuperare parti di un testo funerario di maggiori dimensioni e creare un oggetto esteticamente più appetibile per il mercato antiquario del tempo. Il Libro dei Morti di Tuy fu certo scoperto entro il 1827, anno di morte di Henry Salt (1780- 1827), console generale britannico in Egitto dal 1815 al 1827. Una parte consistente di questo testo funerario, attribuito a una tomba tebana e definito danneggiato nel catalogo d’asta di Sotheby’s per la vendita della collezione Salt, fu acquistata dal British Museum nel 1835 (EA9913).
Il trattamento conservativo del frammento di Bologna è stato preceduto da un’approfondita diagnostica per immagini e da un complesso studio filologico a cura di Cinzia Soddu, che hanno permesso di riordinare i numerosi frammenti testuali accorpati nell’Ottocento senza un ordine preciso, rivelare porzioni sottostanti altri frammenti o ripiegate su sé stesse, distaccando le fibre di papiro dalla carta, prima di riordinarle e consolidarle. Il documento ha assunto quindi un aspetto molto diverso, anche tramite l’identificazione di porzioni di formule precedentemente non riconosciute, e dimensioni maggiori; ora misura in estensione 31 × 86 cm, dove l’altezza corrisponde a quella massima del papiro.
È stato inoltre possibile perfezionare l’ipotesi ricostruttiva avanzata da Irmtraut Munro nel 1988, poi integrata da Barbara Lüscher nel 2010, che correla alcuni frammenti del papiro di Bologna a due sezioni del già citato papiro di Londra (EA9913.4-5). Integra la parte inferiore di una di queste (EA9913, 4) anche un’ampia sezione di papiro conservata presso il Museo Puškin di Mosca (I, 1b, 122).
