In base ai dati emersi consultando gli archivi della confraternita dei Battuti Neri di Marene, risulta che il denominato “nuovo sepolcro” fu pagato negli anni 1845 e 1846 al pittore saviglianese Domenico Cardellino. Da allora l’opera è stata rimontata ogni anno fino agli anni ottanta del Novecento.
Domenico Cardellino, pittore saviglianese discepolo di Giovanni Stefano Pittatore e Vittorio Gardet, fra il 1849 e il 1854 realizza numerose opere nella chiesa di San Pietro di Savigliano: decora le volte della navata centrale e delle cappelle del Corpus Domini – ora del Sacro Cuore – e della Concezione, nella navata laterale destra. A Savigliano decora la chiesa di Santa Maria della Pieve, dipinge i due profeti dietro il coro della chiesa di Sant’Andrea e realizza diversi dipinti a olio su tela: Sant’Orsola e le compagne nella sagrestia della chiesa di San Pietro; Santa Cecilia nel Teatro Milanollo e la Madonna con il Bambino, san Filippo Neri e il beato Valfre della chiesa di San Filippo. Nel Teatro Milanollo collabora anche alla realizzazione delle decorazioni, sotto l’influenza del pittore saviglianese Pietro Ayres.
Il cartelame della Deposizione si compone di proscenio, boccascena, quinte e fondali. In quest’opera Cardellino utilizza i monocromi e i finti marmi, molto ricorrenti nelle sue decorazioni di stile neoclassico, per incorniciare monumentalmente la scena centrale che è una esplosione di colore, drammaticità e teatralità. Nonostante nelle sue opere il controllo del movimento non sia stato mai raggiunto efficacemente e sia caratterizzato da una staticità forzata, l’azzardato e notevole utilizzo del colore intensifica l’effetto drammatico teatrale del momento culmine, rendendo l’opera particolarmente espressiva e comunicativa.
I teleri, dipinti con tempera su tela applicata su telai lignei fissi, presentano addizioni sagomate realizzate in cartone dipinto a tempera nelle quinte e nei fregi per potenziare la tridimensionalità dell’opera. Le sagome della scena sono rese a tempera su cartone e applicate su telai lignei fissi.
All’interno del proscenio viene rappresentata la Deposizione di Gesù nel sepolcro con Giuseppe di Arimatea che tiene la testa di Cristo e Nicodemo che ne sostiene i piedi. Sono inoltre presenti le tre Marie: la Vergine è posizionata in mezzo agli uomini; Maria Maddalena con i capelli sciolti e senza attributi, in una rappresentazione che ricorda quella realizzata nella cappella del Corpus Domini della chiesa di San Pietro, è raffigurata accanto a Maria di Cleofa. Chiudono lateralmente la scena l’elemento vegetale sagomato e le quinte collocate obliquamente ai lati raffiguranti vegetali su fondi rocciosi. La scenografia è completata da un fondale di paesaggio con le tre croci dipinte.
L’intervento di restauro ha avuto come obiettivo anche la restituzione della fruizione dell’opera, riproponendo la collocazione fissa del cartelame nella chiesa come testimonianza di una delle poche opere di questo genere nel territorio arrivata ai nostri giorni. Questi esempi di manifestazioni artistiche, ormai rari per la loro difficile conservazione e che rischiano di scomparire per sempre, sono indubbiamente degni di essere preservati dagli effetti del tempo per il valore legato alle tecniche esecutive, in quanto espressione di devozione popolare e come testimonianza di un momento storico di teatrale sacralità con l’obiettivo paradossale di rendere durevole l’effimero.
