Il Calvario, culmine drammatico della storia terrena di Cristo, è luogo di un dolore universale, qui simbolicamente rappresentato da Maria che cade stremata fra le braccia delle altre donne, venute ad assisterla. Sotto la croce disperazione e sofferenza sono tradotte nella concitata trama gestuale dei protagonisti, concentrati nella parte bassa della scena.
Questa zona è dominata dalle presenze femminili, che riempiono letteralmente lo spazio con morbidi veli, manti dai colori accesi e ampie vesti rigonfie. Meno imponente appare invece la presenza maschile, con Nicodemo e Giuseppe d’Arimatea relegati verso il fondo e Giovanni Evangelista, ripreso di profilo e spostato nel margine destro della pala. All’agitazione del piano “terreno” si contrappone l’assoluta solitudine di Cristo in croce, con il bel corpo plasticamente modellato che si staglia contro un cielo rosato e irradiato di un fascio di raggi che si sprigiona dalla croce.
Tintoretto si conferma qui artista di notevole sensibilità religiosa, capace di trasporre in immagine complessi concetti dottrinari e teologici. Nella scena va infatti ravvisato il richiamo alla lezione patristica che interpretava il dolore della Vergine come un “secondo parto”, da dove sarebbe nato il popolo cristiano redento sotto la croce. Si tratta dunque di un’opera di grande spessore concettuale, costruita su un articolato discorso allegorico: difficoltà contenutistica che viene tuttavia alleggerita da un carattere di forte impatto emotivo, proprio del linguaggio figurativo tintorettiano. L’opera è comunque stata apprezzata con un certo ritardo, a causa di incauti restauri del passato che ne avevano offuscato la superficie pittorica, ora restituita a una più corretta lettura cromatica.
Il dipinto nel 1743 fu affidato al pittore Giambattista Piazzetta, che si limitò a una foderatura e a una leggera pulitura. Seguirono nel tempo altri interventi, di natura purtroppo molto aggressiva.
Prima dell’ultimo restauro l’opera si presentava offuscata da vernici ossidate e danneggiata da un vistoso distacco del colore dal supporto. Si è pertanto resa necessaria una nuova foderatura e un’adeguata pulitura, seguita dalle consuete operazioni di stuccatura delle lacune, integrazione pittorica e una finale stesura di vernice protettiva.
Redazione Restituzioni
