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    Torna a Restituzioni 1999

    Croce astile

    Data: Fine del XV secolo
    Artista: Scuola veneta
    Tecnica/Materiali: Argento dorato
    Dimensioni: 61 x 25 cm
    Collocazione: Diocesi di Venezia
    Edizione: Restituzioni 1999
    Autore scheda in catalogo: Annalisa Perissa Torrini
    Restauro: Corinna Mattiello
    Ente di Tutela: Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici di Venezia

    Sant’Elena è raffigurata con una grande croce in mano, perché a lei si attribuisce il ritrovamento, l’“invenzione” a Gerusalemme della croce di Cristo, come racconta Iacopo da Varazze nella sua Legenda aurea: Questo prezioso legno della croce rimase per duecento e più anni nascosto sottoterra ma poi fu trovato da Elena, la madre dell’imperatore Costantino

    Scheda breve

    Questa croce processionale è in argento in parte dorato. Nella parte anteriore vi è, al centro, la figura di Cristo crocefisso, mentre alle estremità trilobate dei bracci compaiono, entro piccole edicole, i busti della Vergine e di san Giovanni ai lati, del Padre Eterno in alto e di un santo in basso. Nella faccia posteriore è raffigurata al centro sant’Elena con la croce e sui quattro bracci sono ritratti gli Evangelisti.

    La cornice perimetrale è arricchita da gemme sferiche o a prisma in vetro, imitanti la corniola o il corallo, racchiuse entro boccioli. Il nodo è a tempietto esagonale, decorato con edicole cuspidate e pennacchi.

     

     

    Questo manufatto artistico è il pezzo più pregevole tra le preziose oreficerie sacre custodite nella chiesa veneziana di San Cassiano.

    Il prototipo della tipologia di croce processionale, rappresentata dal nostro esemplare, deriva dalla Croce ora nella chiesa del Carmine a Bergamo, databile al 1420-1430, probabilmente della bottega dei Da Sesto, famosa famiglia veneziana di orafi e monetieri.

    L’esecuzione della nostra opera sembra appartenere ad artigiani veneti ed è inquadrabile alla fine del Quattrocento, se non ai primissimi anni del Cinquecento, per gli accenti espressivi drammatici delle figure e per l’eco delle novità portate dagli artisti toscani operanti a Venezia, in particolare dai grandi scultori fiorentini Donatello e Lorenzo Ghiberti, elaboratori del nuovo linguaggio rinascimentale.

     

     

    Le superfici si mostravano annerite dalla solforazione dell’argento, da depositi di polvere e sporco generico. Dopo lo smontaggio, il manufatto è stato sgrassato con solventi, quindi è stato pulito con bicarbonato di sodio e carbonato di calcio. Ai risciacqui in acqua deionizzata è seguita la disidratazione con getti d’aria calda a ventilazione forzata. Le lamine in ottone, inserite nel nodo e nei bracci della croce durante un precedente restauro, sono state sostituite con lamine in argento. Le superfici sono state infine protette con resina nitrocellulosica.

     

    Redazione Restituzioni

    Le fasi del restauro

    Durante
    Durante

    Durante il restauro

    Dopo
    Dopo

    Dopo il restauro

    Dopo il restauro, particolare (verso)

    Approfondimenti

    Restituzioni 1999

    Capolavori restaurati, a cura di Fernando Rigon, Vicenza 1999

    Relazione di restauro

    Altre opere dell'edizione

    scultura

    Ritratto di ignoto

    scultura

    Statua dell’Hora dell’Autunno

    arredi e suppellettili

    Capsella di Samagher

    corredo funerario

    Oggetti di abbigliamento e ornamento da corredi funerari di epoca longobarda

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