Questa croce processionale è in argento in parte dorato. Nella parte anteriore vi è, al centro, la figura di Cristo crocefisso, mentre alle estremità trilobate dei bracci compaiono, entro piccole edicole, i busti della Vergine e di san Giovanni ai lati, del Padre Eterno in alto e di un santo in basso. Nella faccia posteriore è raffigurata al centro sant’Elena con la croce e sui quattro bracci sono ritratti gli Evangelisti.
La cornice perimetrale è arricchita da gemme sferiche o a prisma in vetro, imitanti la corniola o il corallo, racchiuse entro boccioli. Il nodo è a tempietto esagonale, decorato con edicole cuspidate e pennacchi.
Questo manufatto artistico è il pezzo più pregevole tra le preziose oreficerie sacre custodite nella chiesa veneziana di San Cassiano.
Il prototipo della tipologia di croce processionale, rappresentata dal nostro esemplare, deriva dalla Croce ora nella chiesa del Carmine a Bergamo, databile al 1420-1430, probabilmente della bottega dei Da Sesto, famosa famiglia veneziana di orafi e monetieri.
L’esecuzione della nostra opera sembra appartenere ad artigiani veneti ed è inquadrabile alla fine del Quattrocento, se non ai primissimi anni del Cinquecento, per gli accenti espressivi drammatici delle figure e per l’eco delle novità portate dagli artisti toscani operanti a Venezia, in particolare dai grandi scultori fiorentini Donatello e Lorenzo Ghiberti, elaboratori del nuovo linguaggio rinascimentale.
Le superfici si mostravano annerite dalla solforazione dell’argento, da depositi di polvere e sporco generico. Dopo lo smontaggio, il manufatto è stato sgrassato con solventi, quindi è stato pulito con bicarbonato di sodio e carbonato di calcio. Ai risciacqui in acqua deionizzata è seguita la disidratazione con getti d’aria calda a ventilazione forzata. Le lamine in ottone, inserite nel nodo e nei bracci della croce durante un precedente restauro, sono state sostituite con lamine in argento. Le superfici sono state infine protette con resina nitrocellulosica.
Redazione Restituzioni
