• SEGUICI SU
  •  
  •  
  •  
  •  
  • GALLERIE D’ITALIA
  • COPYRIGHT
  • CONTATTI
  • GALLERIE D’ITALIA
  • COPYRIGHT
  • CONTATTI
    • IL PROGETTO
    • LE EDIZIONI
    • RESTORIES
    • LE PUBBLICAZIONI
    • VIDEO
    • Restituzioni
    • Restituzioni monumentali
    • Spin-Off
    Torna a Restituzioni 2013

    Cratere apulo a figure rosse detto ‘Vaso dell’Amazzonomachia’

    Data: 330 a.C. ca
    Artista: Pittore di Dario (attribuito a)
    Tecnica/Materiali: Lavorazione al tornio, tecnica a figure rosse; argilla nocciola rosata, ingobbio arancio scuro, vernice nera lucente, sovraddipinture in bianco-crema e rosso scuro
    Dimensioni: alt. max 128 cm, diam. orlo 71 cm
    Provenienza: Ruvo di Puglia (Bari), collezione Pizzati e Lamberti
    Collocazione: Napoli, Museo Archeologico Nazionale (inv. 81667)
    Edizione: Restituzioni 2013
    Autore scheda in catalogo: Federica Giacobello
    Restauro: Raffaele D’Aniello, Pasquale Festinese, Antonio Guerra, Antonio Marroccella (MANN, Lab. di Conservazione e Restauro); direzione Luigia Melillo, coordinamento Mariateresa Operetto (MANN)
    Ente di Tutela: Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei

    Opera restaurata da Raffaele D’Aniello, Pasquale Festinese, Antonio Guerra, Antonio Marroccella (Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Laboratorio di Conservazione e Restauro) con la direzione di Luigia Melillo e il coordinamento di Mariateresa Operetto (Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Laboratorio di Conservazione e Restauro)   Il 13 giugno 2013 alle Gallerie di Palazzo Zevallos Stigliano, si tiene la giornata di studi “Savoir faire antichi e moderni tra Ruvo di Puglia e Napoli. Il caso del cratere dell’Amazzonomachia e di una loutrophoros con il mito di Niobe”. Il convegno coinvolge massimi esperti nel settore a livello internazionale ed è organizzato da Intesa Sanpaolo e dal Centre Jean Bérard, con l’Università degli Studi di Milano e la Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei.

    Scheda breve

    Il cratere, di eccezionale rilevanza nella produzione ceramica apula, faceva parte di un ricco corredo da una sepoltura di Ruvo di Puglia già depredata al momento del ritrovamento nel 1834, che comprendeva anche tre anfore e un deinos, creazioni del Pittore di Dario, unite da uno specifico programma figurativo.

    Sul cratere il tema del mito si unisce a quello storico, proponendo, secondo un’accreditata ricostruzione, attraverso la celebrazione delle imprese di Alessandro Magno il sostegno alla spedizione di Alessandro il Molosso re dell’Epiro e zio del Macedone, in Puglia.

     

    Il vaso ebbe una travagliata vicenda conservativa dall’età antica e fu, nell’Ottocento e Novecento, sottoposto a restauri e integrazioni, non esposto al Museo Archeologico Nazionale di Napoli dal 2004, quando si fratturò nella parte inferiore con il distacco di molti frammenti. Il nuovo restauro è stato mirato a ricomporre il cratere e rinforzare i punti di frattura e quindi a renderlo fruibile al pubblico; è stata inoltre un’importante occasione di studio scientifico e di analisi tecnico-iconografica.

     

    La rappresentazione dello scontro tra Alessandro e Dario costituisce la scena centrale del cratere e si sviluppa in tre registri. Quello superiore è destinato agli dei che il pittore rende riconoscibili con uno sforzo quasi didascalico: Poseidone, Afrodite con Ermes, Pan, Era verso cui incede Nike, Zeus e i gemelli Artemide e Apollo.

    La tranquillità conferita dalla pacata postura delle divinità è interrotta dalla corsa della quadriga di Atena a cui corrisponde, nel registro inferiore, il carro del re Dario di cui si conservano solo i quattro cavalli e parte del corpo dell’auriga, ma che probabilmente vedeva il re persiano rivolto ad Alessandro e con braccio destro aperto verso l’inseguitore a esprimere paura e a creare una relazione con il nemico. Tale rapporto è interrotto da due guerrieri persiani posti tra il condottiero macedone e la quadriga, vestiti all’orientale e perciò confusi con Amazzoni dai primi studiosi che descrissero il cratere. Alessandro, barbato, con elmo apulo corinzio, incede su un cavallo senza sella; veste corazza e schinieri, e colpisce con una lancia il persiano davanti a lui.

    La non corrispondenza con l’immagine ‘ufficiale’ e diffusa del re macedone, giovane e senza barba – di cui è rimasta testimonianza grazie al mosaico della Casa del Fauno a Pompei – e giustificabile con un’autonomia creativa del pittore apulo, che si avvale di semplici ‘convenzioni figurative’ per rendere in pittura un avvenimento storico del quale era appena giunta la fama in Occidente. Il frenetico combattimento dei persiani connotati da abiti orientali contro i greci, in nudità con mantelli svolazzanti ed elmi, continua nel registro inferiore.

    Tale scena è separata da un fitto ed elegante motivo a palmette e girali vegetali della porzione del vaso sotto le anse, dalla raffigurazione del mito di Demetra; la dea, con corta chioma e completamente avvolta in un ampio mantello in segno di lutto, sale sul carro di Helios alla ricerca della figlia Persefone rapita da Ade. In questo registro ‘alto’, quindi destinato agli dei, sono raffigurati Era e Zeus, Ermes e, sull’altro lato, si riconoscono un accigliato Poseidone e Selene al galoppo.

    Del rapimento, che occupa lo spazio inferiore – gli Inferi del mito –, purtroppo lacunoso, rimangano solo le immagini di Ermes psicopompo, di Ecate divinità dell’oltretomba e di leggiadre fanciulle.

     

    Ruolo attivo nella figurazione e conferito dal Pittore di Dario ai giovani armati a piedi e a cavallo che si muovono, nel registro mediano, sotto lo sguardo di Afrodite, seduta accompagnata da Eros, e preceduti da una Furia.

    Si tratta di Coribanti, riconoscibili dalle vesti e dagli elmi frigi di alcuni di essi, dai cimbali, strumenti musicali con cui accompagnavano i riti della dea. La scelta di introdurre tali personaggi, anche se non coerentemente raffigurati – alcuni indossano infatti armature greche –, oltre a essere espressione della devozione a Demetra documentata nel territorio peuceta, è probabilmente giustificabile con il gusto di rappresentare personaggi a cavallo o su quadriga, che pervade l’intero cratere costituendone il leitmotiv. Il piede a campana è decorato con una gara a cavallo; due quadrighe in corsa sono raffigurate sul collo di entrambi i lati che presentano, nuovamente, il tema del rapimento amoroso: sul lato A, Eos bramosa rapisce il giovane Tithonos, accompagnata dai fratelli Helios su carro e Selene a cavallo, mentre due eroti sono in volo ad anticipare l’unione tra i due.

    Sul lato B si ricorda un altro rapimento celebre, quello di Ippodamia, consenziente, da parte di Pelope, inseguito dal padre di lei Enomao la cui regalità è espressa dai tratti iconografici del condottiero, su carro guidato dall’auriga Mirtilo; una Furia gli si contrappone. Il mito espresso da pochi, ripetuti ed efficaci schemi iconografici, non cercava coerenza di racconto ma doveva suggerire allo spettatore antico ideali, credenze e valori a cui la società apula si affidava, in questo caso accompagnati dagli avvenimenti storici con i nuovi eroi protagonisti.

     

    Federica Giacobello

     

     

    Foto: Gennaro Morgese (SSBA Napoli)

    Le fasi del restauro

    Prima
    Prima

    Prima del restauro, lato B, in laboratorio

    Durante
    Visualizza più foto Visualizza meno foto
    Durante

    Durante il restauro, applicazione di resine per rinforzare i punti di frattura incollati nel precedente restauro

    Durante il restauro, pre-incollaggio dei frammenti

    Durante il restauro, applicazione di lastrine dentistiche come supporto alle integrazioni

    Durante il restauro, applicazione di lastrine dentistiche come supporto alle integrazioni

    Durante il restauro, integrazioni delle lacune

    Durante il restauro, particolare delle lesioni e delle fratture

    Il tuo browser non supporta il tag video.

    Video con le fasi del restauro

    Dopo
    Dopo

    Dopo il restauro, lato A

    Dopo il restauro, lato B

    Approfondimenti

    Restituzioni 2013

    Tesori d'arte restaurati, a cura di Carlo Bertelli, Giorgio Bonsanti, Venezia 2013

    Restituzioni 2013. Guida alla mostra

    a cura di Carlo Bertelli, Giorgio Bonsanti, Venezia 2013

    Relazione di restauro

    Scheda storico-artistica dal catalogo

    Altre opere dell'edizione

    corredo funerario

    Sarcofago antropoide di Mes-Isis o Figlio di Isis; cartonnage di mummia

    ceramiche e porcellane

    Collezione di ceramiche

    corredo funerario

    Stele daunia maschile con armi

    corredo funerario

    Corredo funerario

    https://restituzioni.com
    Accessibilità Privacy policy INTESA SANPAOLO