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    Compianto sul Cristo morto (otto sculture)

    Data: secondo decennio - prima metà del XVI secolo
    Artista: Agostino de Fondulis (Crema, documentato dal 1483 al 1520/1521) e ignoto plasticatore
    Tecnica/Materiali: terracotta policroma
    Dimensioni: Donna con un bambino in braccio: 175 × 81 x 71 cm; Giuseppe d’Arimatea: 127 × 104 × 96 cm; Le pie donne: 154 × 70 × 90 cm; Pia donna e Maria madre di Cristo: 120 × 101 × 109 cm; mantello della veste di Maria: 50 × 100 × 100 cm; Maddalena: 144 × 207 cm; Nicodemo: 134 × 91,5 × 100 cm; San Giovanni Evangelista: 158,5 × 86 × 80 cm
    Provenienza: Milano, chiesa di San Sepolcro, cripta
    Collocazione: Milano, chiesa di San Sepolcro, cripta
    Edizione: Restituzioni 2025
    Autore scheda in catalogo: Laura Paola Gnaccolini
    Restauro: Mario Colella, Silvia Marchioron (Centro Studio e Conservazione Piccolo Chiostro)
    Ente di Tutela: Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Milano

    Opera restaurata da Mario Colella, Silvia Marchioron (Centro Studio e Conservazione Piccolo Chiostro), con la direzione di Laura Paola Gnaccolini (Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Milano)

    Scheda breve

    Il Compianto nel suo stato attuale si compone di otto sculture in terracotta, in origine interamente policroma, intorno a un più tardo Cristo morto (XVIII secolo, in legno scolpito e policromo). Le sculture sono state oggetto di tre diverse campagne di restauro: una prima che ha interessato il solo San Giovanni; una più lunga e complessa le restanti sculture del gruppo che, vista la situazione di estremo degrado anche ambientale, sono state rimosse dalla loro collocazione, risanate, collocate su nuovi supporti in acciaio e depositate temporaneamente in navata nella chiesa superiore; infine, a seguito del completo risanamento e restauro della cripta, il recente intervento di restauro ha provveduto a un necessario ulteriore consolidamento e alla loro virtuosa ricollocazione nella sede originaria, nell’abside della cripta, in stretta connessione con il prezioso sacello del Sepolcro.

    La chiesa di San Sepolcro, di fondazione di XI secolo, prevedeva infatti fin dall’origine per la cripta un complesso programma architettonico e decorativo mirante a ricreare a Milano gli spazi liturgici della chiesa della Resurrezione di Gerusalemme, con l’edicola del Santo Sepolcro di Cristo collocata nella zona absidale. Nel secondo decennio del XVI secolo per esigenze devozionali, probabilmente su iniziativa della locale confraternita della Maddalena (istituita nel 1514), venne realizzato il gruppo in terracotta policroma del Compianto, che il visitatore apostolico nel 1577 poté vedere in uno stato simile all’attuale, per la maggior parte opera riconosciuta dalla critica al celebre plasticatore cremasco Agostino de Fondulis, nella fase tarda della sua carriera, con l’aggiunta di tre sculture (Nicodemo, Giuseppe d’Arimatea e la Donna con un bambino in braccio) leggermente più tarde.

    Le fasi del restauro

    Prima
    Prima
    Foto Mario Colella

    Prima del restauro

    Durante
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    Durante il restauro

    Foto Mario Colella

    Prima del restauro, le difficili condizioni igrotermiche della chiesa superiore hanno innescato fenomeni di disgregazione che hanno progressivamente causato la fratturazione di buona parte del gruppo fittile centrale e la caduta al suolo di circa 3 kg di materiale

    Foto Mario Colella

    Prima del restauro, anche le ampie porzioni di restauro barocco del gruppo fittile centrale, come la testa in primo piano, mostravano diffuse fratturazioni, cadute e lacune; ciò avveniva nonostante la diversa e più omogenea composizione dell’argilla, a causa della combinazione tra stress igroclimatico e saturazione igroscopica da nitrati

    Foto Mario Colella

    Prima del restauro, la zona maggiormente interessata da disgregazione, fratturazione e caduta di porzioni del gruppo fittile centrale era il capo della Vergine

    Foto Mario Colella

    Prima del restauro, la caratterizzazione dei vecchi protettivi e lo studio delle diffuse fratturazioni sono iniziati parallelamente al monitoraggio ambientale avviato nell’estate del 2023; le condizioni di stress igroclimatico non hanno intaccato le porzioni del precedente intervento in resina poliestere (come il braccio sinistro della Vergine, visibile in foto)

    Foto Mario Colella

    Prima del restauro, le difficili condizioni igrotermiche della chiesa superiore hanno innescato fenomeni di migrazione dei nitrati, assorbiti in quantità massiccia dal gruppo plastico; tali migrazioni sono state favorite dalla costante esposizione al vapore acqueo a cui era sottoposto il Compianto

    Foto Mario Colella

    Durante il restauro, conclusione della fase analitica; in base alle osservazioni diagnostiche, si è escluso l’impiego di consolidanti sintetici (resine acriliche e silicato di etile), già corresponsabili della riduzione della capacità evaporativa del gruppo fittile; si è preferito ricorrere a microiniezioni e micropuntature con maltina tradizionale a base di grassello di calce e cocciopesto lavato in acqua demineralizzata e setacciato fino a ottenere una consistenza impalpabile

    Foto Michele Cecchin

    . A sinistra, immagine ESEM (modalità BSD) della sezione lucida trasversale del campione 1A, con ingrandimento di 280×; a destra, ingrandimento di 600×; le due immagini offrono un’idea della fragile situazione di equilibrio della superficie dell’opera, in corrispondenza del petto della Vergine; circa un decimo di millimetro della superficie esterna risulta impregnato dalla fusione di vecchie vernici e, verosimilmente, di prodotti moderni di restauro (visibili come strati più scuri); i sali solubili, non trovando più una via d’uscita verso l’esterno, si sono progressivamente accumulati in prossimità di quest’area scura, generando una linea di frattura (visibile come uno spazio nero); tale discontinuità ha portato al distacco del materiale

     

    Dopo
    Dopo
    Foto Mario Colella

    Dopo il restauro

    Foto Mario Colella

    Dopo il restauro, particolare di Giuseppe d’Arimatea

    Foto Mario Colella

    Dopo il restauro, particolare di Nicodemo 

    Approfondimenti

    Restituzioni 2025. Guida alla mostra

    a cura di Giorgio Bonsanti, Carla Di Francesco, Carlo Bertelli (curatore emerito), Torino 2025 (guida cartacea)

    Restituzioni 2025

    a cura di Giorgio Bonsanti, Carla Di Francesco, Carlo Bertelli (curatore emerito), Torino 2025 (PDF online)

    Scheda dal catalogo

    https://restituzioni.com
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