Il Compianto nel suo stato attuale si compone di otto sculture in terracotta, in origine interamente policroma, intorno a un più tardo Cristo morto (XVIII secolo, in legno scolpito e policromo). Le sculture sono state oggetto di tre diverse campagne di restauro: una prima che ha interessato il solo San Giovanni; una più lunga e complessa le restanti sculture del gruppo che, vista la situazione di estremo degrado anche ambientale, sono state rimosse dalla loro collocazione, risanate, collocate su nuovi supporti in acciaio e depositate temporaneamente in navata nella chiesa superiore; infine, a seguito del completo risanamento e restauro della cripta, il recente intervento di restauro ha provveduto a un necessario ulteriore consolidamento e alla loro virtuosa ricollocazione nella sede originaria, nell’abside della cripta, in stretta connessione con il prezioso sacello del Sepolcro.
La chiesa di San Sepolcro, di fondazione di XI secolo, prevedeva infatti fin dall’origine per la cripta un complesso programma architettonico e decorativo mirante a ricreare a Milano gli spazi liturgici della chiesa della Resurrezione di Gerusalemme, con l’edicola del Santo Sepolcro di Cristo collocata nella zona absidale. Nel secondo decennio del XVI secolo per esigenze devozionali, probabilmente su iniziativa della locale confraternita della Maddalena (istituita nel 1514), venne realizzato il gruppo in terracotta policroma del Compianto, che il visitatore apostolico nel 1577 poté vedere in uno stato simile all’attuale, per la maggior parte opera riconosciuta dalla critica al celebre plasticatore cremasco Agostino de Fondulis, nella fase tarda della sua carriera, con l’aggiunta di tre sculture (Nicodemo, Giuseppe d’Arimatea e la Donna con un bambino in braccio) leggermente più tarde.
