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    Circoncisione di Gesù

    Data: 1535 circa
    Artista: Agostino Tesauro (Napoli, documentato dal 1501 al 1546) Severo Jerace (Napoli, documentato dal 1530 al 1540)
    Tecnica/Materiali: olio e oro su tavola
    Dimensioni: 174 × 94,5 cm (senza cornice); 199 × 119 cm (con cornice)
    Provenienza: Oristano, chiesa di San Francesco
    Collocazione: Cagliari, Musei Nazionali, Pinacoteca (inv. DI138)
    Edizione: Restituzioni 2025
    Autore scheda in catalogo: Pierluigi Leone de Castris
    Restauro: Terra Pinta S.C.R.L. Conservazione e Restauro, Cagliari
    Ente di Tutela: Musei Nazionali di Cagliari

    Opera restaurata da Terra Pinta S.C.R.L. Conservazione e Restauro, Cagliari con la direzione di Gerlinde Jona Tautschnig (Musei Nazionali di Cagliari)

    Scheda breve

    Il dipinto è stato acquistato nel 2022 con fondi della Direzione Generale Musei e dei Musei Nazionali di Cagliari presso una collezione di Cagliari cui era pervenuto nel 1981 dopo la morte del ragionier Elino Costa, che già nel 1974 l’aveva donato per le loro nozze ai coniugi Armeni-Cossio.

    Proviene in origine dalla chiesa di San Francesco a Oristano, e da questa – svuotata dei suoi arredi, abbattuta e ricostruita tra il 1835 e il 1847 – passò nella raccolta del tenore sardo Giovanni Battista Matteo (detto Mario) De Candia (1810-1883), come ricorda nel 1861 un brano della Guida della citta e dintorni di Cagliari del canonico Giovanni Spano. A detta di Spano, che però riteneva il dipinto opera del tardomanierista napoletano attivo in Sardegna Bartolomeo Castagnola (documentato dal 1598 al 1611), De Candia l’aveva acquistato prima del 1850 con altre quattro tavole provenienti dalla stessa chiesa e portato in quell’anno, per restaurarlo e dotarlo di una cornice “in stile”, a Londra, dov’egli abitava e dove esso sarebbe stato attribuito al pittore romagnolo Bartolomeo Ramenghi detto il Bagnacavallo (1484-1542). Morto il tenore, passò poi nelle mani di altri collezionisti cagliaritani come Ciro Guidi, nella cui casa fu visto e per la prima volta illustrato da Marcello Vinelli, che ne ricordava la provenienza e l’attribuzione a Bagnacavallo, seguito qualche anno dopo da Raffaello Delogu, il quale però lo riteneva opera del pittore sardo Michele Cavaro (ante 1517?-1584).

    Passato in quegli anni nelle mani di Elino Costa, fu nuovamente restaurato e dotato d’una nuova cornice, come dimostrano alcune foto della Soprintendenza di Cagliari; successivamente al 1937, però, rare volte è stato ricordato o riprodotto dalla bibliografia sui Cavaro e solo di recente, in occasione della vendita allo Stato, fatto oggetto di due perizie a opera di Tamara Follesa (2021) e di chi scrive (2022) che ne hanno ripercorso la storia e discusso l’attribuzione.

    Il restauro odierno, e in particolare la pulitura della pellicola pittorica dalle integrazioni dei due interventi del 1850 e del 1937, consente di confermare che non si tratta di un’opera di mano di Michele Cavaro, né tanto meno degli ancor più distanti Bartolomeo Castagnola o Bartolomeo Ramenghi.

    Negativo è infatti il confronto con i due soli suoi dipinti documentati, il polittico della parrocchiale di Maracalagonis (1567) e quello della Neve già in San Francesco di Stampace a Cagliari (1568), o con quelli riferiti da Delogu e altri a Michele o alla sua collaborazione col padre Pietro Cavaro negli anni a cavallo della morte di quest’ultimo (1537), come i retabli di Suelli, di San Francesco a Oristano o dei Consiglieri, dei Beneficiati, di Bonaria e della Consolazione a Cagliari, lo Sposalizio di santa Caterina della parrocchiale di Pirri o la Madonna dei Sette Dolori della chiesa di Santa Rosalia e il Sant’Agostino dei Musei Nazionali di Cagliari.

    Al di là della struttura architettonica di sfondo, che in Michele o anche in Pietro e nei prodotti della cosiddetta “Scuola di Stampace” è sempre al confine tra la tradizione ispano-fiamminga e una cauta apertura al classicismo romano, e che qui è invece ormai di stampo bramantesco e raffaellesco, anche la resa dei volti – espressivi e condizionati dai modi della “fronda raffaellesca” di un Pedro Machuca o di un Polidoro da Caravaggio – e dei panneggi, colla loro natura squadrata e geometrica, i loro rialzi di luce e i forti rincassi d’ombra delle pieghe, ha poco a che vedere con la pittura dei due Cavaro e punta invece su quella più moderna sintesi di raffaellismo e manierismo che si vede a Napoli nei dipinti specie di Agostino Tesauro, Severo Jerace e Marco Cardisco.

    Il parallelo col pur più ruvido Sant’Agostino in cattedra realizzato da Cardisco dopo il 1533 per Sant’Agostino alla Zecca e oggi al Museo di Capodimonte e il confronto tra la figura centrale della Vergine, dal viso tondeggiante influenzato dalla Madonna del Pesce di Raffaello, e quelle di mano di Severo Jerace – “socio” di Cardisco e genero del “Raffaello di Napoli” Andrea Sabatini da Salerno – oggi nella Pinacoteca Sabauda di Torino, al Museo di Capodimonte e nella parrocchiale di Grumo Nevano, o quelle dipinte dall’altro raffaellesco napoletano Agostino Tesauro tra il 1517 e il 1520 per le chiese di Santa Maria della Peschiera a Cava de’ Tirreni o di San Domenico e Santi Marcellino e Festo a Napoli, consente di riferire la Circoncisione di Cagliari alla probabile collaborazione di questi due ultimi artisti, segnalandola come una delle prime tappe nel panorama degli scambi artistici, marittimi e commerciali tra queste due regioni d’Italia, entrambe sottoposte tra il XV e il XVI secolo al dominio dapprima aragonese e poi spagnolo e viceregnale.

    Le fasi del restauro

    Prima
    Prima
    Proprietà dello Stato, normativa di riferimento DM n. 161/2023 - Foto Francesco Nonnoi

    Prima del restauro

    Durante
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    Durante
    Proprietà dello Stato, normativa di riferimento DM n. 161/2023 -Foto Francesco Nonnoi

    Prima del restauro, immagine a luce UV

    Proprietà dello Stato, normativa di riferimento DM n. 161/2023 - Foto Maria Albai

    Durante il restauro, consolidamento della cromia

    Proprietà dello Stato, normativa di riferimento DM n. 161/2023 - Foto Francesco Nonnoi

    Durante il restauro, metà pulitura

    Proprietà dello Stato, normativa di riferimento DM n. 161/2023 - Foto Francesco Nonnoi

    Durante il restauro, metà pulitura

    Proprietà dello Stato, normativa di riferimento DM n. 161/2023 - Foto Francesco Nonnoi

    Durante il restauro, rimozione delle stuccature

    Proprietà dello Stato, normativa di riferimento DM n. 161/2023 - Foto Francesco Nonnoi

    Durante il restauro, rimozione delle stuccature

    Proprietà dello Stato, normativa di riferimento DM n. 161/2023 - Foto Maria Albai

    Durante il restauro, consolidamento retro

    Proprietà dello Stato, normativa di riferimento DM n. 161/2023 - Foto Francesco Nonnoi

    Durante il restauro, stuccatura

    Proprietà dello Stato, normativa di riferimento DM n. 161/2023 - Foto Francesco Nonnoi

    Durante il restauro, risarcimento della tela

    Proprietà dello Stato, normativa di riferimento DM n. 161/2023 -Foto Francesco Nonnoi

    Durante il restauro, gessatura

    Proprietà dello Stato, normativa di riferimento DM n. 161/2023 - Foto Francesco Nonnoi

    Durante il restauro, gessatura

    Dopo
    Dopo
    Proprietà dello Stato, normativa di riferimento DM n. 161/2023 - Foto Francesco Nonnoi

    Dopo il restauro

    Proprietà dello Stato, normativa di riferimento DM n. 161/2023 - Foto Francesco Nonnoi

    Dopo il restauro, particolare

    Proprietà dello Stato, normativa di riferimento DM n. 161/2023 - Foto Francesco Nonnoi

    Dopo il restauro, particolare della circoncisione di Gesù

    Approfondimenti

    Restituzioni 2025. Guida alla mostra

    a cura di Giorgio Bonsanti, Carla Di Francesco, Carlo Bertelli (curatore emerito), Torino 2025 (guida cartacea)

    Restituzioni 2025

    a cura di Giorgio Bonsanti, Carla Di Francesco, Carlo Bertelli (curatore emerito), Torino 2025 (PDF online)

    Scheda dal catalogo

    https://restituzioni.com
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