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    Calice

    Data: XV secolo
    Artista: Giovanni Battista Pascocci di Giovanni Pascocci, detto Gnagne (?)
    Nascita artista: (notizie nel 1417)
    Tecnica/Materiali: argento dorato, inciso e sbalzato; smalti traslucidi e champlevé su argento
    Dimensioni: alt. 32 cm; largh. max 17 cm
    Provenienza: ignota
    Collocazione: Terni, cattedrale di Santa Maria Assunta
    Edizione: Restituzioni 2025
    Autore scheda in catalogo: Stefania Furelli
    Restauro: Sante Guido
    Ente di Tutela: Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Umbria

    Opera restaurata da restauro Sante Guido, con la direzione di Stefania Furelli (Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Umbria)

    Scheda breve

    Il calice, ornato da smalti eseguiti con la tecnica del traslucido, presenta un piede mistilineo, decorato da foglie sbalzate, alternate a sei formelle esalobate in cui sono raffigurati il sole, cui seguono, procedendo in senso antiorario, san Leonardo, san Giacomo il Maggiore, san Giovanni Battista, san Bartolomeo e san Michele Arcangelo. Sull’esile fusto corre l’iscrizione «hic c//alis fe//cit fi//eri iac//obus// franc/isci d//onadu//tii bat//tista//de nagn//e me fe(cit)». Più in alto, tra due fasce ornamentali con figure di uccelli che sembrano rapaci, si inserisce il nodo su cui si dispongono sei piastrine circolari che racchiudono l’imago pietatis e ai due lati i dolenti, san Giovanni nel ricorrente gesto di sorreggersi il capo con la mano e la più rara iconografia della Vergine che, distogliendo lo sguardo da Cristo, poggia il capo sulla spalla destra. Procedendo in senso orario, seguono san Francesco, riconoscibile dalle stimmate sul costato, san Paolo e san Pietro. Nel sottocoppa, i sei medaglioni ovali sono tutti dedicati alla santità femminile, la Maddalena e, proseguendo in senso antiorario, santa Caterina d’Alessandria, una santa di incerta identificazione, sant’Agata o santa Lucia, sant’Orsola, sant’Apollonia e santa Margherita d’Antiochia. Il riferimento alla tradizione senese, che ha il suo archetipo nel calice di Guccio di Mannaia, è stato già riconosciuto dalla critica. Diversamente dalle opere degli orafi senesi, però, l’iscrizione non è una maiuscola del sistema grafico moderno bensì una littera textualis con caratteristiche morfologiche ed esecutive transalpine, come ha notato Gabriella Pomaro, che ringrazio, a cui spetta anche l’aver riconosciuto che la terza lettera della parola interpretata finora come “Narne” non è una r, bensì una g, restituendo la lettura corretta in “Nagne”. Del resto il nome dell’orafo Battista da Narni non compare altrove, non è altrimenti documentato, né Narni risulta essere stata un centro di lavorazione di metalli preziosi. “De Nagne” potrebbe piuttosto riferirsi a un antroponimo anziché a un toponimo e Battista potrebbe identificarsi con Giovanni Battista Pascocci, orafo perugino, poiché “de Nagne”, a lui attribuito, potrebbe essere un riferimento a un membro della sua famiglia, Giovanni Pascocci, detto Gnagne, parola abbreviata in “Nagne” forse per mancanza di spazio, come risulta evidente dal fatto che l’incisore scrive anche sugli spigoli che di norma erano risparmiati. L’attribuzione del calice all’orafo perugino Giovanni Battista de Nagne, documentato come massaro degli orefici nel 1417, è compatibile con gli aspetti stilistici e tipologici del prezioso manufatto.

    In attesa di ulteriori dati, si possono delineare alcuni tratti peculiari di questa bottega, non riconducibili ad area senese, come la modanatura a traforo che decora il piede. A tradire una formazione nordica di questa officina, oltre all’iscrizione, è l’imitazione degli smalti de plique, fenomeno attestato, tra l’altro, a Siena fin dal secondo decennio del Trecento. Nel caso in esame però l’emulazione non si limita solo all’ornato, ma replica significativamente anche il fondo verde brillante, tipico degli atelier parigini. Quanto al committente Iacobus Francisci Donadutii, un mercante di cui si hanno notizie dal 1411 al 1447, risulta plausibile l’intuizione di Mario D’Onofrio che lo collega a quel […]nello Francisci Donadutii, ricordato nel 1439 sulla facciata della cattedrale di Terni, insieme all’artefice del portale Giuliano da Milano, da un’iscrizione assimilabile a quella del calice al punto da poter ritenere che quest’ultimo sia stato realizzato intorno a quella data, ipotizzando la presenza del prezioso manufatto ab antiquo a Santa Maria Assunta.

    Le fasi del restauro

    Prima
    Prima
    Foto Sante Guido

    Prima del restauro

    Durante
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    Durante il restauro

    Foto Sante Guido

    Prima del restauro, il calice gotico e, nella parte superiore, un particolare della montatura seicentesca del reliquiario del Santo Sangue, primo quarto del XV secolo – 1651

    Foto Sante Guido

    Prima del restauro, particolare del tondo con san Paolo

    Foto Sante Guido

    Reliquiario del Santo Sangue, primo quarto del XV secolo – 1651

    Foto Sante Guido

    Durante il restauro, superfici interne della base

    Foto Sante Guido

    Prima del restauro, particolari di un serafino e del sole raggiato

    Foto Sante Guido

    Durante il restauro, particolari dei tondi con Maria dolente, Ecce Homo, san Giovanni evangelista dolente, san Pietro, san Francesco, san Paolo

    Foto Sante Guido

    Dopo il restauro, particolare dell’ovale con santa Maria Maddalena

    Foto Sante Guido

    Prima del restauro, particolare dell’ovale con Santa Maria Maddalena, incisioni a bulino a microscopio e luce radente

    Foto Sante Guido

    Dopo il restauro, particolare della formella polilobata con san Giacomo il Maggiore

    Foto Sante Guido

    Prima del restauro, particolare della formella polilobata con santa Lucia, distacchi e sollevamenti delle tracce di smalto a microscopio e luce radente

    Foto Sante Guido; elaborazione grafica Ilenia Iozzo

    Particolare del tondo con san Paolo, proposta di reintegrazione digitale

    Foto Sante Guido; elaborazione grafica Ilenia Iozzo

    Particolare della formella polilobata con san Leonardo, proposta di reintegrazione digitale

    Foto Sante Guido; elaborazione grafica Ilenia Iozzo

    Particolare della formella polilobata con san Giacomo il Maggiore, proposta di reintegrazione digitale

    Dopo
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    Dopo
    Foto Sante Guido

    Dopo il restauro, sulla base, smalti che raffigurano il sole antropomorfo tra san Leonardo e san Michele arcangelo; sul nodo, san Giovanni dolente; sul sottocoppa, santa Apollonia

    Foto Sante Guido

    Dopo il restauro, iscrizione

    Foto Sante Guido

    Dopo il restauro, sul nodo, smalto raffigurante san Francesco; sul sottocoppa, santa Caterina d’Alessandria, a sinistra si intravede santa Maria Maddalena

    Foto Sante Guido

    Dopo il restauro, particolare della base, smalto raffigurante san Giovanni Battista, ai lati, sulle punte della base, placchette a imitazione degli smalti de plique realizzati a champlevé su argento, con smalto traslucido verde e smalto opaco rosso

    Orvieto, Museo dell’Opera del Duomo - Archivio Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria - Foto Massimo Achilli

    Reliquiario del Corporale di Ugolino di Vieri, retro, particolare con la stella di David; i motivi decorativi delle punte sono realizzati a champlevé su argento con smalto traslucido blu e smalto opaco rosso

    Approfondimenti

    Restituzioni 2025. Guida alla mostra

    a cura di Giorgio Bonsanti, Carla Di Francesco, Carlo Bertelli (curatore emerito), Torino 2025 (guida cartacea)

    Restituzioni 2025

    a cura di Giorgio Bonsanti, Carla Di Francesco, Carlo Bertelli (curatore emerito), Torino 2025 (PDF online)

    Scheda dal catalogo

    https://restituzioni.com
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