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    Torna a dal Tesoro di San Marco

    Calice

    Data: Inizio del XVI secolo
    Artista: Manifattura austro-ungarica
    Tecnica/Materiali: Argento dorato sbalzato, cesello, bulino, traforo, lamina d’argento sbalzato con castoni e gemme vitree
    Dimensioni: alt. 28,8 cm, diam. coppa 12 cm
    Provenienza: Venezia, chiesa di San Moisè
    Collocazione: Venezia, Basilica di San Marco, Tesoro (inv. 32)
    Edizione: Restituzioni 2006
    Autore scheda in catalogo: Gabriella Delfini Filippi
    Restauro: Corinna Mattiello
    Ente di Tutela: Soprintendenza per i Beni Architettonici, per il Paesaggio e per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico di Venezia e Laguna

    Nei tempi della decadenza della devozione, quando ci si irrigidì sulle forme del cristianesimo, le coppe sono state “arricchite” da ornamenti puramente decorativi e senza significato religioso, e perfino da pietre preziose” (E. Urech): i decori sui calici giungono a volte al sovraccarico, si fanno fitti e complessi, finanche tormentati

    Scheda breve

    Il calice da messa presenta un piede a sei lobi decorato da tralci di foglie applicate e da castoni con gemme in vetro rosso scuro. Il fusto ha un nodo esagonale costituito da una complessa struttura architettonica con bifore, colonnine tortili, baldacchini e pinnacoli. La sottocoppa è rivestita da fitti tralci a forma di rosetta, mentre il bordo è rifinito da una fascetta con motivi decorativi a giglio. La coppa è liscia e leggermente espansa.

     

     

    Il manufatto, proveniente dalla chiesa veneziana di San Moisè, è ora conservato nel Tesoro di San Marco. Sembra far parte di un gruppo di calici tardogotici da collocare in ambito di regioni dell’Europa sudorientale, contraddistinti da una decorazione stereotipata che continua fino al Cinquecento.

    Descrizioni del calice si trovano in alcune fonti settecentesche e ottocentesche. L’abate di San Moisè Niccolò Coleti, in un’opera del 1758, ne evidenzia l’inusuale grandezza e l’intricato rivestimento decorativo. Antonio Pasini, canonico della Marciana, nei suoi volumi sul Tesoro di San Marco (1885-1886), precisa come il calice abbia dimensioni più grandi dell’ordinario, ne loda il «bellissimo» nodo esagonale e lo colloca nell’ultimo periodo dello stile «archiacuto», ovvero gotico. In un libro del 1888 il francese Emile Molinier inquadra l’oggetto nella tradizione dell’arte veneziana del XV secolo; lo considera di stile interamente gotico e pone in evidenza la composizione ricca e tormentata e il nodo architettonico.

     

     

    La superficie del calice appariva oscurata. Il manufatto è stato smontato e sottoposto a sgrassaggio con tamponi di cotone imbevuti di trielina e acetone, per eliminare le sostanze grasse e cerose; le superfici sono state poi pulite a tampone. I solfuri d’argento sono stati asportati impiegando alcol, bicarbonato di sodio e carbonato di calcio in polvere finissima. Dopo i lavaggi con acqua deionizzata, le superfici sono state disidratate  e infine protette con resina nitrocellulosica.

     

    Redazione Restituzioni

    Le fasi del restauro

    Prima
    Prima

    Prima del restauro, particolare

    Prima del restauro, particolare

    Durante
    Durante

    Durante il restauro

    Dopo
    Dopo

    Dopo il restauro

    Altre opere dell'edizione

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