I quattro bozzetti di Sironi e Campigli oggetto dell’intervento di restauro fanno parte di una serie di otto lavori relativa al concorso per la decorazione a fresco dell’atrio di Palazzo Liviano, la nuova sede della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Padova (1938). La collezione rappresenta una preziosa e per certi aspetti unica occasione di confronto tra le ricerche artistiche di alcuni tra i principali esponenti del processo di rinnovamento formale della pittura murale in Italia, che fu tema centrale nel dibattito critico tra gli anni trenta e i quaranta del Novecento. Se il mancato riscontro all’invito a partecipare al concorso da parte di Achille Funi ha impedito all’Università di Padova di acquisire anche i suoi lavori, gli otto bozzetti oggi conservati a Palazzo del Bo testimoniano come interpreti di diversa sensibilità affrontassero il tema comune loro assegnato (la celebrazione di Tito Livio e l’illustrazione della “continuità della cultura romana nella moderna”) entro i vincoli di un apparato architettonico già predefinito: all’aspirazione squisitamente narrativa e alla malinconica classicità di Ubaldo Oppi fa così da contraltare la teatralità barocca di Guido Cadorin, entrambe però non apprezzate dalla commissione giudicatrice composta dal rettore Carlo Anti, dall’architetto progettista del complesso Gio Ponti e dal professore di storia dell’arte Giuseppe Fiocco. Più complessa la valutazione dei bozzetti di Mario Sironi, oggetto del restauro. Se la bocciatura fu legata in particolare a una poco felice scelta cromatica troppo giocata sui toni del grigio, i commissari non mancarono di rilevare la grandiosità della composizione, che viene ulteriormente esaltata da una ricercatezza tecnica e dei materiali, ben messa in evidenza dalle indagini compiute in questa occasione sull’opera: pittura magra con opacità differenti, grafite, usata in maniera anche molto energica per ampie zone, tratti neri in pastello morbido o carboncino; una stratificazione che accentua l’impeto tragico di un’opera la quale sembra puntare al superamento dei ritmi imposti dall’apparato architettonico per arrivare a scuotere l’immaginazione popolare e svolgere così la prioritaria funzione sociale assegnatale dall’artista fin dai lavori giovanili. A confronto con l’elaborata proposta sironiana, entrambi i bozzetti restaurati di Massimo Campigli, predestinato vincitore del concorso, appaiono assai meno definiti: il maestro tedesco naturalizzato italiano sembra infatti perseguire un’armonizzazione di tipo anzitutto tonale con le strutture pontiane, slegando la risoluzione del tema da una logica narrativa ovvero dalla precisa caratterizzazione di scene e personaggi, che risultano facilmente interscambiabili, per conseguire una “pura espressione pittorica”
Restituzioni 2025. Guida alla mostra
a cura di Giorgio Bonsanti, Carla Di Francesco, Carlo Bertelli (curatore emerito), Torino 2025 (guida cartacea)
