Il bacolo pastorale è l’insegna dei vescovi e degli abati, costituito da una lunga asta con parte terminante ricurva, a spirale (riccio).
Il nostro esemplare, in avorio dipinto e osso, è composto dall’assemblaggio di due bastoni e presenta un nodo di sagoma poliedrica a 14 facce, su cui sono raffigurati i simboli dei quattro evangelisti. La voluta che forma il riccio emerge dalla bocca di un drago, termina in una testa di serpente con le fauci spalancate verso una croce, e circonda un agnello (l’Agnus Dei) somigliante a una gazzella.
L’avorio fu frequentemente adoperato in età romanica e gotica (XII-XIII secolo) in tutta Europa per la fabbricazione di pastorali, i cui ricci erano spesso caratterizzati dalla presenza di piccoli gruppi scultorei raffiguranti simboliche lotte di animali. Il nostro manufatto, conservato al Museo Diocesano di Treviso, è una produzione di area veneta, con permanenza di motivi decorativi veneziani, ed è assegnabile, sulla base di confronti con altri pezzi italiani ed europei, tra la fine del Duecento e l’inizio del Trecento.
Il manufatto presentava depositi eterogenei di sostanze grasse e polveri. La pulitura è stata eseguita impiegando tensioattivo, acqua deionizzata, alcol etilico e acetone. Si è proceduto con la protezione delle superfici usando resina acrilica. Sono stati incollati due segmenti delle aste che erano rotti e alcune giunture particolarmente deboli e sono state effettuate le integrazioni in altri due segmenti che presentavano lacune, utilizzando una resina epossidica opportunamente colorata. È stato inoltre applicata una nuova vite in resina per l’avvitamento dell’asta alla parte superiore del pastorale.
Redazione Restituzioni
