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    Bacolo pastorale, riccio e due bastoni

    Data: Fine del XIII - inizio del XIV secolo
    Tecnica/Materiali: Avorio dipinto e osso
    Dimensioni: Riccio: 57,5 cm; manico: 91,5 x 28 x 93,5 cm
    Collocazione: Treviso, Museo Diocesano
    Edizione: Restituzioni 1995
    Autore scheda in catalogo: Gabriella Delfini Filippi
    Restauro: Corinna Mattiello; rilievo grafico: Gino Zanon
    Ente di Tutela: Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici del Veneto

    Ego Heinricus, Dei gratia Romanorum imperator augustus, pro amore Dei et Sanctae Romanae Ecclesiae et domini papae Calixti et pro remedio animae meae dimitto Deo et sanctis Dei apostolis Petro et Paulo Sanctaeque Catholicae Ecclesiae omnem investituram per anulum et baculum. Io Enrico, augusto Imperatore dei Romani per grazia di Dio, con la forza dell’amore che ho nutrito verso Dio, la chiesa romana santa ed il papa Callisto, per la salvezza della mia anima concedo a Dio, ai Suoi apostoli Pietro e Paolo e alla Chiesa cattolica santa tutte le nomine per mezzo dell’anello e del bastone pastorale. Concordato di Worms del 1122 tra l’imperatore Enrico V e papa Callisto II

    Scheda breve

    Il bacolo pastorale è l’insegna dei vescovi e degli abati, costituito da una lunga asta con parte terminante ricurva, a spirale (riccio).
    Il nostro esemplare, in avorio dipinto e osso, è composto dall’assemblaggio di due bastoni e presenta un nodo di sagoma poliedrica a 14 facce, su cui sono raffigurati i simboli dei quattro evangelisti. La voluta che forma il riccio emerge dalla bocca di un drago, termina in una testa di serpente con le fauci spalancate verso una croce, e circonda un agnello (l’Agnus Dei) somigliante a una gazzella.

     

     

    L’avorio fu frequentemente adoperato in età romanica e gotica (XII-XIII secolo) in tutta Europa per la fabbricazione di pastorali, i cui ricci erano spesso caratterizzati dalla presenza di piccoli gruppi scultorei raffiguranti simboliche lotte di animali. Il nostro manufatto, conservato al Museo Diocesano di Treviso, è una produzione di area veneta, con permanenza di motivi decorativi veneziani, ed è assegnabile, sulla base di confronti con altri pezzi italiani ed europei, tra la fine del Duecento e l’inizio del Trecento.

     

     

    Il manufatto presentava depositi eterogenei di sostanze grasse e polveri. La pulitura è stata eseguita impiegando tensioattivo, acqua deionizzata, alcol etilico e acetone. Si è proceduto con la protezione delle superfici usando resina acrilica. Sono stati incollati due segmenti delle aste che erano rotti e alcune giunture particolarmente deboli e sono state effettuate le integrazioni in altri due segmenti che presentavano lacune, utilizzando una resina epossidica opportunamente colorata. È stato inoltre applicata una nuova vite in resina per l’avvitamento dell’asta alla parte superiore del pastorale.

     

     

     

    Redazione Restituzioni

    Le fasi del restauro

    Dopo
    Dopo

    Dopo il restauro

    Approfondimenti

    Restituzioni '95

    Opere restaurate, a cura di Fernando Rigon, Cittadella 1995

    Relazione di restauro

    Altre opere dell'edizione

    corredo funerario

    Tre spade di bronzo dalle tombe 153, 201, 477

    oreficeria

    Chiave hallstattiana

    corredo funerario

    Corredo funerario

    corredo funerario

    Corredo funerario

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