Questa grande scultura lignea, le cui superfici sono coperte da una stesura pittorica a imitazione del marmo, rappresenta un angelo. Ha le ali flesse e la veste drappeggiata e con il braccio sinistro regge il sostegno in ferro per la lampada. Il viso, di una bellezza idealizzata, è incorniciato da una massa di capelli ariosamente sciolti in morbide ciocche, il busto e le braccia sono modellate con una levigatezza imitante il marmo, in un voluto contrasto con l’effetto chiaroscurale determinato dalle fitte pieghe della veste.
Autore di questa scultura, che fa pendant con un secondo angelo, è l’artista bellunese Andrea Brustolon (1662-1732), originale figura del barocco veneziano. Originariamente i due angeli si trovavano nel convento di San Pietro, una delle chiese più importanti di Belluno e nella quale era stato sepolto lo stesso Brustolon: essi dovevano essere ubicati nell’area presbiteriale e risultare iconograficamente collegati alla celebrazione eucaristica e quindi potevano forse anche essere impiegati come angeli reggituribolo (la definizione di angelo reggilampada deriva dall’uso attuale). Successivamente l’opera venne trasferita nella sede attuale, l’abside della chiesa bellunese di Santo Stefano.
In questa coppia di angeli Brustolon recupera un’iconografia seicentesca – presente anche nelle opere dello scultore belga Giusto le Court e del grande Gianlorenzo Bernini, diffusa a Roma, ma anche a Venezia e a Padova – sottoponendola a una rielaborazione più classicheggiante, più composta e calibrata.
Durante il restauro si è cercato di recuperare la policromia originale, composta da una stesura a olio contenente pigmento biacca e pigmento giallo, rimuovendo due strati di ridipinture eseguiti durante interventi successivi. Per l’asportazione si sono utilizzati resine a scambio ionico e soluzioni tamponate a base di bicarbonato d’ammonio. La rimozione delle ridipinture sul sostegno in ferro della lampada ha portato al recupero di tracce di doratura originale. Sono stati asportati a secco gli spessi strati di stucco e le malte. Sono stati rimossi i vecchi assemblaggi. Le parti spezzate o malamente assemblate sono state ricollocate in posizione corretta. Il supporto ligneo è stato disinfestato impiegando permetrina e consolidato con resina acrilica. Per recuperare l’idea di una scultura che simulasse il marmo, le parti in cui era visibile il legno sono state stuccate ed integrate a tratteggio con acquerello.
Redazione Restituzioni
