L’abito femminile da sera, modello sottoveste in chiffon nero, è ricamato con perline a tubetto di vetro effetto color argento-acciaio ed è databile al 1926.
Donato dalla celebre giornalista di moda Maria Vittoria Alfonsi Caruso, il capo apparteneva a sua madre e successivamente è stato indossato dalla donatrice stessa negli anni settanta. Senza maniche e dalla silhouette dritta, ha una struttura semplice a un telo, in chiffon di seta; dal fianco in giù presenta due spacchi laterali alti 42 cm con due inserti in tessuto. È ricamato con perline lungo lo scollo, mentre dalla vita verso il petto e verso l’orlo, e dall’orlo in su le perline formano motivi geometrici a linee ondulate che vanno a creare forme triangolari. Il modello rispecchia la moda degli anni venti, che tende a semplificare la struttura dell’abito riducendola a una marcata geometria, spoglia e piatta, perfettamente risolta nella robe-chemise senza maniche. In particolare, prende spunto da modelli di Paul Poiret riconducibili alla sua attività nel periodo successivo alla Grande Guerra; stile evidente nel ricamo con motivo Yabane o “freccia piume”, antico modello giapponese comunemente utilizzato sui kimono, frequente negli abiti creati da Poiret nel 1925-1927 (si vedano esempi esposti al Metropolitan Museum di New York). Poiret fu il sarto che ai primi del Novecento propose abiti particolarmente innovativi, dalla linea sciolta e naturale. Più in generale, il modello è riconducibile allo stile Charleston che – influenzato dall’omonimo ballo americano caratterizzato da passi eccentrici e frenetici con sgambettamenti, salti e contorsioni –, identifica una particolare tipologia di abito degli anni venti, come evidenziato dagli spacchi restituiti grazie al restauro.
I vestiti neri intorno agli anni 1926-1927 sintetizzano il massimo dello chic per la sera e i sarti si propongono di guarnirli con ricami di perle e strass ottenendo sofisticati effetti di cangiantismo, ben evidenti ora grazie all’intervento di restauro.
Il restauro dell’abito ha infatti permesso di apprezzare la ricercatezza dell’uso cromatico delle perline a tubetto, che sono di vetro trasparente all’esterno e colorate di nero all’interno del foro, così che il colore diventa perlage e sfumato tra il grigio e il color argento/acciaio. Inoltre, lo stile della decorazione geometrica appare di raffinata eleganza nella bicromia e le ondulazioni dell’orlo, prive di frange, riconducono l’abito al 1926, periodo in cui si abbandona l’ingenuità della donna garçonne e nelle linee della chemise si tende al recupero della femminilità e della sensualità attraverso i dettagli ornamentali che accompagnano la figura con eleganza.
